Fisica: anche il Modello Standard è in crisi

Due esperimenti mettono in crisi l’affidabilissimo modello Standard

A scuola, fin da bambini, abbiamo studiato che all’origine dell’Universo, vi è la teoria del “Big Bang“, il cui modello si basa sull’espansione velocissima dell’Universo. A descriverne, però, le forze e la materia, è il famoso Modello Standard. Il modello ha sostituito, negli anni ’60, la teoria, secondo la quale tutta la materia è composta solo ed esclusivamente da neuroni, protoni ed elettroni, escludendo una miriade di altre particelle.

Il modello, oltre a sconfessare tale teoria, permette di comprendere la composizione della materia grazie a poche particelle e a delle interazioni fondamentali,  spiegando, così, tre delle quattro forze fondamentali. Ad essere esclusa è la gravità. Il Modello Standard  ha dimostrato la sua efficienza dimostrando che, le sue previsioni sull’esistenza di alcune particelle erano reali; permettendone così la loro scoperta. Il modello, però, risulterebbe incompleto a causa della sua mancata capacità di spiegare da cosa è composta la materia oscura e la superiorità della materia sull’antimateria. Non solo ad alimentare l’idea che il modello sarebbe poco affidabile, è l’analisi di due esperimenti di collisione di particelle, LHC svizzero e il Belle giapponese, i cui risultati ancora preliminari, hanno messo in luce l’esistenza di particelle non considerate dal Modello Standard. In realtà, già nel 2012, un terzo esperimento aveva dimostrato l’imperfezione del Modello Standard.

Entrando più nel particolare, questi esperimenti hanno rilevato una crescente presenza di alcuni tipi di leptoni rispetto ad alcune particelle che si creano, quando i mesoni B neutri si trasformano. Non solo, è stata anche rilevata una eccessiva quantità di particelle tau rispetto a quanto rilevato, solitamente, dal Modello Standard. Cosa significa, quindi? Significa che potrebbe esistere un nuovo tipo di particella che si forma, quando i mesoni B si trasformano e che a sua volta porterebbe all’accrescimento delle particelle tau.  La notizia è talmente sconcertante che se dovesse essere confermata, per alcuni fisici, tra cui Mark Wise del California Institute of Technology, potrebbe essere l’inizio di una modifica del modello o della sostituzione di questo con altri, che permetterebbero  di conoscere particelle attualmente sconosciute.