E’ stata una stagione di grandi piogge sulla fascia sub-sahariana, notevoli gli accumuli pluviometrici nelle zone desertiche
Anche quest’anno le popolazioni dell’Africa sub-sahariana, che vivono solo di agricoltura e pastorizia, non patiranno gli effetti catastrofici della siccità. Spesso in questi paesi cosi poveri una mancata stagione delle piogge può costare veramente caro alla gente, provocando gravissime carestie che vanno ad alimentare i conflitti tribali ed etnici che sovente insanguinano queste terre (facendo il gioco delle organizzazioni integraliste islamiche che ormai hanno spostato le loro mire espansionistiche verso tutto nord Africa) nella totale indifferenza della comunità internazionale.

Il surplus più consistente si è registrato nel settore occidentale fra la Guinea, il Mali meridionali e il Burkina Faso, dove localmente sarebbero caduti oltre 400-500 mm d’acqua a seguito delle intense “Multicelle” e dei “Clusters” che si sono formati di continuo sull’area. Alcuni di questi temporali sono risultati veramente molto intensi, tanto da essere accompagnati da una attività elettrica a fondoscala e da furiosi colpi di vento che hanno toccato i 90-100 km/h. Molti di questi “Clusters temporaleschi”, particolarmente intensi, una volta agganciati in quota dall’”African easterly jet”, tendevano a muoversi da est a ovest, attraversando il Ciad centro-meridionale e il Niger, portando forti rovesci di pioggia, prima di spostarsi in direzione del confine malitiano.
Il posizionamento cosi avanzato dell’ITCZ sul fronte africano è da imputare alle anomalie termiche oceaniche dell’Atlantico equatoriale, nel tratto poco a sud e sud-ovest del Golfo di Guinea. Tali anomalie oceaniche hanno originato il temporaneo rinforzo del flusso del Monsone di Guinea, altro non è che il corrispondente dell’Aliseo di SE sull’Atlantico meridionale che oltrepassa l’equatore ed in prossimità delle coste dell’Africa occidentale viene deviato verso destra dalle depressioni termiche che si formano sull’Africa centrale e il Sahel, il quale a sua volta, estendendosi verso il Sahel fino al Mali, Niger, sud del Ciad e South Sudan, ha sospinto l’ITCZ ben oltre le medie climatologie del periodo, specie sull’Africa occidentale dove il “fronte di convergenza intertropicale”, causa le ingerenze degli umidi venti da SO e O-SO di lontana origine atlantica, si trova posizionato fra il Mali centrale, il nord del Niger e il Ciad centro-settentrionale.
Addirittura nel nord del Mali, nel tratto di deserto a sud della regione montuosa dell’Ahaggar (nel sud dell’Algeria), tra Luglio e Agosto, si sono verificati dei temporali, anche intensi, che hanno dato luogo a piogge e a veri e propri rovesci che hanno bagnato la superficie desertica, con accumuli che localmente hanno superato pure i 15-20 mm. Queste piogge sono state più che sufficienti per rinverdire temporaneamente le zone desertiche. Ma piogge isolate, indotte dall’attività convettiva innescata dalle infiltrazioni umide dai quadranti meridionali, si sono verificate anche nel sud-est dell’Algeria, in particolare nella regione a nord della catena montuosa del Tassili, con apporti di appena 10-20 mm mensili. Qualche scroscio di pioggia ha colpito anche alcune aree del Fezzan, nel deserto libico, con apporti comunque irrisori. Inoltre lungo la parte settentrionale del “fronte intertropicale” gli intensi venti orientali, in genere da Est o E-NE, hanno sollevato imponenti “Haboob” (tempeste di polvere) che dal nord del Ciad e dal sud della Libia si sono estese al sud dell’entroterra algerino arrivando fino al nord del Mali, raggiungendo la parte orientale della Mauritania, quella maggiormente penalizzata, in termini di piogge, dal costante soffio dei sostenuti venti da NE.