Roberto Cingolani dell’Iit traccia lo status della tecnologia in medicina
Latecnologia e’ pronta a cambiare il ‘volto’ della medicina: dai nuovi sistemi intelligenti per il rilascio mirato dei farmaci agli infermieri-robot, il panorama della salute e’ destinato ad essere stravolto entro il 2040, quando oltre un terzo della popolazione in Italia avra’ piu’ di 65 anni. A tracciare questo scenario e’ il direttore scientifico dell’Istituto Italiano di tecnologia (Iit), Roberto Cingolani, tra i protagonisti dell’incontro ‘Italia 2044: il futuro della salute’ promosso da Sanofi. L’innovazione tecnologica si sta muovendo a 360 gradi e, secondo Cingolani, si prepara ad investire tutti i campi della medicina. ”Si stanno sviluppando nuove tecnologie usa e getta per la diagnosi delle malattie, ma anche protesi sempre piu’ sofisticate e nuovi robot per la chirurgia e la riabilitazione motoria”, spiega il direttore dell’Iit.

I motori che faranno accelerare il cambiamento saranno ”la meccanica quantistica, il super calcolo per l’analisi e l’elaborazione dei Big Data e la robotica”. Quest’ultima, in particolare, ci potra’ riservare molte sorprese con l’arrivo dei primi ‘personal robot’. ”Saranno dei sistemi molto evoluti dal punto di vista della comunicazione: al pari dei nostri smartphone, avranno una scheda wireless, saranno collegati al cloud da dove potremo richiamare diverse funzioni attraverso delle app. In piu’ – continua Cingolani – saranno capaci di movimento e interazione”. La vera sfida sara’ quella di creare robot accessibili a tutti, ”al prezzo di uno scooter: per questo si punta su nuovi materiali plastici poco costosi e performanti, elettronica e sensori affidabili ma di basso costo”. I primi ‘assistenti robot’ potranno essere sul mercato gia’ nei prossimi 10 anni, pronti per essere utilizzati ”negli ambienti lavorativi e solo successivamente nelle case – precisa Cingolani – sia per una questione di costi che di training: non mi stupirei di trovare degli infermieri-robot pronti ad affiancare quelli in carne e ossa nelle corsie dei nostri ospedali”.