Osserviamo le nuvole da un nuovo punto di vista
Affinché si formi una nuvola è necessario che coesistano una serie di condizioni atmosferiche. Innanzitutto nell’aria ci deve essere un gran quantitativo di vapore acqueo e deve essere supersatura per dar inizio alla formazione (il termine “supersatura” indica un’umidità relativa superiore al 100%) e il processo deve essere energicamente favorito. L’energia necessaria affinché possa essere innescato dipende da una serie di fattori tra cui le dimensioni fisiche delle particelle d’aria, dal numero di molecole per unità di volume ecc.. Calcolando il raggio critico della molecola affinché avvenga il meccanismo in condizioni di supersaturazione normale dell’atmosfera quest’ultimo deve avere un valore pari ad 1 ?m, sicuramente troppo grande per una particella di aria. Per cui quanto detto è possibile solo in linea teorica, mentre nella realtà il processo richiede un granello solido da cui partire, in modo tale da avere un raggio di partenza sufficientemente grande da garantire la formazione della nube. Questi granelli sono particolari Aerosols noti come Nuclei di Condensazione (NdC), i quali dissolti nell’acqua atmosferica danno luogo alle Solution Droplets. Gli aerosols sono più diffusi su zona continentale che zona oceanica, basta pensare a particelle di polvere, di fogliame sui continenti e al clorulo di sodio sui mari, tuttavia più sono solubili più favoriscono i processi, per cui parlando in termini di NdC essi sono in percentuale sicuramente maggiori sugli oceani rispetto che ai continenti. Il fenomeno fisico di combinazione tra particelle d’aria e NdC prende il nome di Nucleazione Eterogenea.
Vediamo ora, distinguendo tra Nubi Calde e Nubi Fredde i meccanismi di formazione.

Le nubi fredde sono quelle presenti al di sopra dell’isoterma a 0°C e per questo motivo, a differenza di quelle calde sono costituite sia da particelle liquide sia solide. Gli aerosols presenti nelle nubi prendono il nome di Nuclei di Congelamento. Essi non devono essere solubili perché devono creare dei legami. La probabilità di trovare particelle di ghiaccio in una nube aumenta con la diminuzione della temperatura e diventa il 100% per una temperatura al top della nube di -13°C. Da varie misure risulta che le particelle di ghiaccio sono molto maggiori dei nuclei di congelamento, ciò è dovuto all’ “ice multiplication”. Successivamente vari processi di accrescimento favoriscono le precipitazioni.
I processi di microfisica delle nubi sono così complessi che spesso è impossibile ottenere soluzioni in maniera analitica. Per questo motivo vengono in aiuto una serie di parametrizzazioni, differenti per ogni tipo di precipitazione. Studiare le nuvole è un tanto affascinante quanto complesso!