L’occhio secco è una malattia multifattoriale della superficie oculare e del film lacrimale che può causare danni alla superficie oculare
Arrossamento e irritazione agli occhi, prurito e bruciore, vista annebbiata, sensazione di un corpo estraneo nella palpebra. Sono solo alcuni dei più comuni sintomi che caratterizzano la sindrome dell’occhio secco: una condizione sempre più diffusa a causa di fattori ambientali, ma anche per comportamenti e stili di vita che portano a trascurare l’importanza di una corretta lubrificazione oculare. Secondo le stime colpisce nel mondo una persona su tre e può avere ripercussioni significative sull’acuità visiva di chi ne soffre, soprattutto quando si manifesta nelle forme moderata e grave. Se ne è parlato a a Barcellona nel corso del 6° Congresso EuCornea. Il simposio ‘Dry Eye Disease: from Pathogenic Mechanism to Innovative Solutions’, promosso da Dompé, rappresenta l’occasione per fare il punto non solo sulle acquisizioni scientifiche più recenti sulla genesi della patologia, ma anche sulle opportunità terapeutiche del futuro per le forme più serie. “L’occhio secco è una malattia multifattoriale della superficie oculare e del film lacrimale che può causare danni alla superficie oculare”, spiega José Manuel Benítez, del Castillo Sánchez della Universidad Complutense de Madrid e Jefe de Sección dell’Hospital Clinico San Carlos. “Oltre a difenderlo e ad assicurarne una costante lubrificazione, le lacrime consentono di apportare sostanze nutritive all’occhio, mantenendolo in Salute. Un disordine del film lacrimale può essere di tipo quantitativo, in carenza della componente liquida, o qualitativo, se associato a modificazione della composizione delle lacrime, e può comportare una serie di problemi che nei casi più gravi appaiono di difficile risoluzione”. “Sul fronte clinico è fondamentale che l’oculista possa disporre di opzioni terapeutiche diverse in grado di rispondere ai bisogni del paziente, dal momento che in svariati casi i trattamenti disponibili non consentono di dare risposte adeguate”, afferma Leonardo Mastropasqua dell’università degli Studi G. D’Annunzio di Chieti-Pescara. “Diagnosi appropriata e approccio targettizzato rappresentano un naturale corollario di una terapia mirata ed efficace”. La ricerca di “soluzioni innovative per i bisogni non soddisfatti dei pazienti di tutto il mondo è uno degli obiettivi chiave del nostro impegno”, spiega Eugenio Aringhieri, Chief Executive Officer di Dompé. “In questa prospettiva – prosegue – siamo impegnati in un percorso che ci vede alle tappe conclusive dello sviluppo della lubricina, una glicoproteina naturalmente presente nell’organismo per cui stiamo indagando il meccanismo di protezione e ripristino delle condizioni originarie del film lacrimale nell’ambito della sindrome dell’occhio secco: un ulteriore segnale di come la ricerca possa aprire nuove potenziali prospettive terapeutiche sino ad ora inesplorate”. “Proseguono inoltre i trial su rhNgf, variante ricombinante umana del Nerve Growth Factor (Ngf), per il trattamento di patologie oculari anche gravi, quali cheratite neurotrofica e retinite pigmentosa. Sono stati recentemente resi disponibili i risultati di uno studio clinico in aperto, che ha indagato sicurezza e tollerabilità della molecola in pazienti con sindrome dell’occhio secco, e a breve – conclude il manager – intendiamo avviare uno studio multicentrico di fase II per valutare sicurezza ed efficacia della molecola nel trattamento della patologia”.
