Costruita una delle più complesse nanomacchine: un motore basato sulla molecola chiamata rotaxano, nel quale un asse centrale riesce a catturare molecole in modo che restino disposte secondo una struttura ad anello
Negli ultimi 25 anni sono stati ottenute decine di meccanismi minuscoli, delle dimensioni di pochi miliardesimi di metro (nanometri): sono motori molecolari, rotori, interruttori, pompe. Adesso la sfida e’ assemblare questi minuscoli Lego per ottenere le prime nanomacchine capaci, per esempio, di agire a livello molecolare per modificare la forma di un materiale, oppure per renderlo capace di immagazzinare energia in modo efficiente o ancora di reagire alla luce espandendosi o contraendosi. A descrivere lo scenario e’ la rivista Nature, per la quale questo settore di ricerca e’ ormai maturo per compiere un balzo in avanti dalla portata rivoluzionaria. Ispirandosi alla biologia, decine di chimici sono riusciti a imitare molecole esistenti in natura per trasformarle in minuscoli motori. Uno dei ricercatori piu’ attivi del settore, citato da Nature, e’ David Leigh, dell’universita’ britannica di Manchester. Nel suo laboratorio e’ stata costruita una delle piu’ complesse nanomacchine: un motore basato sulla molecola chiamata rotaxano, nel quale un asse centrale riesce a catturare molecole in modo che restino disposte secondo una struttura ad anello. Dall’inizio degli anni ’90 i ricercatori affascinati da questi minuscoli meccanismi sono diventati sempre piu’ numerosi e adesso tutti sembrano consapevoli di trovarsi sulla soglia di un cambiamento importante. In molti, rileva Nature, la pensano come Ben Feringa, dell’universita’ olandese di Groningen: ”Dopo aver costruito una sessantina di motori diversi, adesso mi interessa molto meno costruirne altri rispetto alla prospettive di usarli”.
