I funghi sono ritenuti da secoli come un vero e proprio antibiotico naturale e vengono indicati come un alimento prezioso da assumere durante il cambio di stagione
Siamo nel pieno della stagione dei funghi, che va tra fine agosto e il mese di ottobre. “E’ proprio questo il periodo in cui le famiglie italiane si trovano ad acquistare e a raccogliere funghi, spesso senza conoscere bene le caratteristiche, ma anche i rischi di questo curioso alimento. I funghi non rappresentano soltanto un ingrediente prelibato, ma anche un alimento ricco di nutrienti da non sottovalutare”, spiega all’AdnKronos Salute Roberto Ciampaglia, della Commissione nutrizione dell’Ordine nazionale dei biologi. Nei funghi sono contenuti preziosi antiossidanti e sostanze che li rendono alleati della Salute di cuore e vasi sanguigni. Dal punto di vista nutrizionale l’apporto calorico non è molto elevato, “si aggira intorno alle 25 kcal per ogni 100 g di prodotto fresco, di cui i carboidrati rappresentano il 4,5%, le proteine 3,5%, i grassi 0,3% e infine le fibre sono circa l’1%; l’elemento più abbondante è rappresentato dall’acqua, il cui quantitativo è intorno al 90%. Oltre ai macronutrienti i funghi sono considerati una buona fonte di sali minerali come il potassio, il fosforo, il rame e il selenio, il cui apporto nutrizionale ci permette di difenderci dalle malattie infettive, elementi indispensabili per il corretto funzionamento del nostro organismo. In essi vi è inoltre la presenza di vitamine del gruppo B e di sostanze antiossidanti, considerate utili per la prevenzione di patologie tumorali e di malattie legate all’invecchiamento”.

Ma quali sono gli effetti dannosi dei funghi? “Possono provocare due tipi di sindromi: sindromi a lunga e sindromi a breve latenza. Le seconde si manifestano subito dopo l’ingestione e fino a massimo 6 ore. Queste sindromi precoci sono le meno pericolose in quanto consentono un rapido ricorso alle cure mediche e una precoce espulsione delle sostanze tossiche non ancora completamente assimilate”. “Le sindromi a lunga latenza sono quelle che si manifestano dopo almeno 6 ore dall’ingestione e fino a oltre 24-32 ore. Sono le più pericolose – dice Ciampaglia – perché l’insorgenza ritardata della sintomatologia posticipa l’intervento medico che spesso arriva quando i principi tossici hanno causato già danni gravi e irreversibili”. “Ecco perché – raccomanda il biologo – è di estrema importanza un rapido ricorso alle cure ospedaliere nei casi di intossicazioni da funghi, soprattutto nei casi di insorgenza dei sintomi dopo molte ore dall’ingestione. La maggior parte dei funghi considerati commestibili lo sono dopo adeguata cottura, in quanto da crude contengono tossine termolabili, cioè tossine che vengono degradate dalla cottura. I funghi velenosi e tossici, invece, non subiscono alcuna diminuzione della loro tossicità dopo cottura anche prolungata, in quanto contengono tossine termostabili”. “Infine – conclude Ciampaglia – non esistono sistemi per determinare la pericolosità di un fungo, quali il proverbiale cucchiaino d’argento, l’aglio, ecc. L’unico sistema per non avvelenarsi è conoscere perfettamente i funghi commestibili e le specie velenose, e far controllare quelli raccolti da micologi prima del consumo”.