Shell abbandona il progetto nell’Artico, esultano gli ambientalisti [FOTO]

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Lo stop alle trivellazioni si farà sentire sui conti: Shell ha iscritto a bilancio un valore di 3 miliardi di dollari per la sua posizione in Alaska

Royal Dutch Shell abbandona la campagna di trivellazioni nell’Artico, oggetto di forti critiche da parte di investitori e figure religiose e politiche, quali l’Arcivescovo di Canterbury e Hillary Clinton, la candidata democratica alla Casa Bianca. Esultano gli ambientalisti: da mesi contrari cantano cosi’ vittoria, spingendosi anche oltre con la richiesta al presidente americano, Barack Obama, di negare la licenza a qualsiasi altra societa’ per le trivellazioni nell’Artico. I titoli Shell risentono della decisione, e perdono oltre 1,5%. L’annuncio arriva mentre l’avvio della produzione dell’Eni nel giacimento di Goliat, nel mare di Barents (acque norvegesi) e’ “imminente”. Secondo quanto riportata il Financial Times, ”partira’ entro poche settimane” e sara’ di 100.000 barili al giorno. L’Eni non ha dato una scadenza precisa per l’avvio del giacimento, ma l’ha comunque definito “uno degli obiettivi principali del 2015″. ”Abbiamo trovato indicazioni” di petrolio e gas, ma ”non sono sufficienti a garantire future trivellazioni” afferma Shell in una nota, sottolineando che ”fermera’ l’attivita’ di esplorazione nell’offshore dell’Alaska per il futuro prevedibile. La decisione riflette gli alti costi legati al progetto, e il difficile e imprevedibile contesto regolamentare per l’ambiente nelle coste offshore dell’Alaska”. Lo stop alle trivellazioni si fara’ sentire sui conti: Shell ha iscritto a bilancio un valore di 3 miliardi di dollari per la sua posizione in Alaska, con ulteriori 1,1 miliardi di dollari per futuri impegni contrattuali. La societa’ ha speso sette miliardi di dollari nello sviluppo nei mari di Chukchi e Beaufort dal 2007. ”Continuiamo a vedere un ampio potenziale nel bacino, e l’rea restera’ probabilmente di importanza strategica per l’Alaska e gli Stati Uniti. Comunque, questo e’ chiaramente un risultato deludente per l’esplorazione di questa parte dell’area” mette in evidenza Shell che, pur mostrando grandi speranze per il programma, ha piu’ volte ribadito che lo avrebbe abbandonato se non avesse trovato petrolio durante l’estate. Un addio costoso: Shell ha ottenuto la licenza per esplorare nel mare di Chukchi nel 2008 ed e’ andata avanti con il progetto quando i prezzi del petrolio erano a 100 dollari al barile.