Spazio, pianeti extrasolari: la presenza di ossigeno non significa vita

La presenza di ossigeno nell’atmosfera è stata sempre considerata un indicatore essenziale per ipotizzare l’esistenza di forme di vita

La ricerca della vita su pianeti extrasolari perde uno dei suoi punti di riferimento. La presenza di ossigeno nell’atmosfera è stata sempre considerata un indicatore essenziale per ipotizzare l’esistenza di forme di vita ma, un recente studio, mostra la possibilità di trovare grandi quantità di ossigeno prodotto da fattori abiotici, cioè che non hanno vita, minando il primato di questo elemento, che finisce per diventare solo uno dei possibili biomarcatori.
L’atmosfera terrestre contiene ossigeno prodotto continuamente dalle piante attraverso il processo di fotosintesi ed è proprio l’abbondanza di ossigeno – si legge su Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di Astrofisica – che permette agli esseri viventi di prosperare sulla Terra. Da qui l’ipotesi di un ruolo chiave dell’ossigeno come indicatore della possibilità di trovare vita sui pianeti extrasolari.
Uno studio condotto da Norio Marita, professore del Centro di Astrobiologia del National Institutes of Natural Sciences di Tokio e da Shigeyuki Masaoka, professore dell’Istituto di Scienze Molecolari presso lo stesso istituto, presenta una nuova ipotesi, ovvero che su pianeti extrasolari possano essere presenti grandi quantità di ossigeno di origine non biologica. Lo studio – pubblicato sul numero di settembre della rivista Scientific Reports – dimostra l’importanza della multidisciplinarietà in questo tipo di indagini, combinando conoscenze provenienti da diversi campi della scienza per supportare l’astrobiologia nella ricerca di vita al di fuori del Sistema solare.Il gruppo di ricerca guidato da Norio Narita ha dimostrato che l’ossigeno prodotto dalla reazione fotocatalitica dell’ossido di titanio, noto per essere abbondante sulle superfici dei pianeti rocciosi, dei meteoriti e della Luna, non può essere ignorato.
Per un pianeta che abbia un ambiente simile al sistema Sole-Terra, la continua reazione fotocatalitica dell’ossido di titanio su una porzione pari allo 0,05% della superficie planetaria potrebbe produrre una quantità di ossigeno pari a quella presente nell’intera atmosfera terrestre. Inoltre, il team ha stimato la quantità di possibile produzione di ossigeno su pianeti abitabili che orbitino intorno ad altre tipologie di stelle madri con differenti masse e temperature.
Le loro proiezioni dimostrano – prosegue Media Inaf – che anche nel caso di condizioni di produzione di ossigeno meno efficienti, la reazione fotocatalitica dell’ossido di titanio sul 3% circa della superficie planetaria potrebbe mantenere lo stesso livello di ossigeno atmosferico del caso precedente attraverso processi abiotici. In altre parole, è possibile che un pianeta extrasolare abitabile possa mantenere un’atmosfera con una ricchezza di ossigeno pari a quella terrestre, anche in assenza di organismi capaci di svolgere la fotosintesi.
“Anche se l’ossigeno è ancora uno dei possibili biomarcatori, è diventato assolutamente necessario cercarne di nuovi”, conclude Narita.