Sono già passati sei anni dall’alluvione che ha colpito la zona del messinese, in Sicilia, ma le immagini di quei drammatici momenti sono ancora ben salde nella mente di tutti e soprattutto di chi li ha vissuti in prima persona. Una vera e propria bomba d’acqua si è abbattuta sulla Sicilia nord-orientale causando un devastante nubifragio, iniziato la sera del 1º ottobre 2009 e durato per tutta la notte fino al mattino del giorno successivo.

Il 4 ottobre le agenzie di stampa nazionali parlavano di 23 morti, una quarantina di dispersi, 29 feriti ricoverati e 564 sfollati ospitati negli alberghi della zona. Il 7 ottobre i morti ufficiali erano ormai 25 e l’allora capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, dichiarò che con molta probabilità anche 10 delle persone ancora disperse, potevano essere considerate morte. In seguito il numero delle vittime salì a 38. Entro pochi giorni il Consiglio dei Ministri dichiarò lo stato di emergenza nelle zone colpite. A portare aiuti furono, secondo i dati forniti dallo stesso Bertolaso, più di 2.386 uomini, tra cui anche militari dell’esercito e Forze dell’ordine, e vennero impiegati 567 mezzi della Protezione Civile.
Già in quei giorni infernali, e poi ancora di più successivamente, le polemiche in merito alle responsabilità di ciò che era accaduto presero piede in Sicilia e nel resto d’Italia. L’alluvione era stata devastante, ma le istituzioni avrebbero potuto sicuramente fare di più, quanto meno per evitare i danni. Lo stesso Guido Bertolaso additò l’abusivismo edilizio come una delle concause della distruzione di intere strutture. La procura di Messina aprì un’inchiesta per disastro colposo. Le concause che hanno contribuito a rendere catastrofica l’alluvione di Giampilieri e delle località limitrofe sarebbero anche altre e non tutte dovute alla natura, tra queste l’abbandono del territorio senza alcun controllo, soprattutto a livello forestale; l’aumento della piogge torrenziali; la lentezza burocratica nel mettere in sicurezza del territorio; la sottovalutazione del rischio in quelle aree.