Carne cancerogena, c’è chi difende il Made in Italy: “solo vantaggi per qualità e gusto”

“Le carni italiane sono di qualita’ e sicure, percio’ non crediamo proprio a possibili allarmi su ricadute negative nei consumi di carne”. Ad allontanare con assoluta tranquillita’ i rischi di un impatto economico negativo su salumi e carni rosse prodotte in Italia dopo l’allarme dell’Oms, che in base allo studio Iarc ha inserito le carni rosse trasformate tra i cangerogeni e le carni rosse tra i probabili cancerogeni, e’ Francois Tomei, direttore di Assocarni, organizzazione di Confindustria che associa le imprese di macellazione e lavorazione delle carni bovine.

carne-6“Caso mai – osserva Tomei all’ANSA – i consumatori, che ben conoscono le caratteristiche di sicurezza e salubrita’ delle carni prodotte in Italia, spenderanno qualche euro in piu’ per comprare i nostri prodotti ed essere sicuri di quello che mangiano e rinunceranno a cibi low cost di incerta origine. La produzione italiana, sia fresca che conservata, e’ molto diversa da quella di altri Paesi del Nord America dove utilizzano abitualmente gli ormoni”. “Gli stessi oncologi – aggiunge Tomei – sono assolutamente rassicuranti sulla produzione italiana, definita sicura, cosi’ come promuovono il consumo equilibrato delle carni – ben al di sotto delle quantita’ che alimentano il rischio tumore secondo lo studio Iarc – che caratterizza le tavole italiane. Del resto, come spieghiamo il fatto che siamo il secondo popolo piu’ longevo del mondo dopo il Giappone? Proprio perche’ in Italia e’ diffusa una dieta equilibrata che comprende anche carni e insaccati che nulla hanno a che fare con i prodotti ipertrasformati citati dallo studio Iarc”.

“Insomma – continua Tomei -, non c’e’ la necessita’ di incrementare i consumi di carni, ne’ pensiamo che diminuiranno, proprio perche’ risultano equilibrati e vanno bene cosi'”. Le carni e i salumi, includendo sia la parte agricola che quella industriale, contribuiscono per 30 miliardi circa al valore complessivo del comparto agroalimentare in Italia che si attesta sui 180 miliardi di euro, pari al 10-15% del prodotto interno lordo annuo. I settori considerati danno lavoro a circa 125.000 persone a cui va aggiunto l’indotto. “E per l’anno in corso, sulla base della ripresa dei consumi alimentari a cui si sta assistendo – conclude Tomei – e’ prevedibile un segno positivo anche per carni e salumi che non mi sento di dire a rischio dopo l’allarme dell’Oms”.