Il macellaio-poeta di Panzano in Chianti: “usiamo buonsenso, da sempre l’uomo si nutre così”
Dopo l’allarme dell’Oms sui rischi cancerogeni della carne lavorata, come gli insaccati, ma anche della carne rossa, scende in campo il macellaio-poeta di Panzano in Chianti Dario Cecchini “in difesa della ciccia ‘bona’, ma anche dagli allarmismi”. “Usiamo il buonsenso – dice – e cerchiamo cibi naturali, pensiamo al godimento della vita, al piacere di stare tutti a tavola e cucinare una bella bistecca, di mangiare un bel bollito e perche’ no anche una fetta di salame”. Quindi, “No agli allarmismi, viva la ciccia”. Ma Cecchini, diventato simbolo della riscossa della carne anche di fronte ad altri momenti critici come durante l’allarme mucca pazza, non si limita ai proclami e fornisce anche una spiegazione antropologica del suo pensiero. “Io non sono un esperto di carni lavorate perche’ mi occupo di carne fresca: da giovane ho fatto i salami e poi ho smesso, anche perche’ in Toscana i mestieri di norcino e di macellaio sono vicini, ma ben distinti, e io ho scelto di essere macellaio – dice Cecchini dalla sua macelleria di Panzano nel cuore del Chianti – Ma, anche per spirito toscano, sono contro la demonizzazione delle carni rosse” che l’Oms ha definito “probabilmente cancerogene”. “L’uomo primitivo si e’ munito di arco e frecce per procurarsi da mangiare la carne: avra’ rischiato il cancro ma ci ha portati fin qui…Altrimenti, e chissa’ adesso cosa penseranno di me i vegani, saremmo ancora a rosicchiare verdure crude”, dice Cecchini ricordando anche i momenti di difficolta’ incontrati dallacarne, “quando tutte le mucche erano pazze”. “Alla fine – osserva – ne ha uccisi piu’ la strada che la mucca”. C’e’ anche un aspetto culturale, come sempre nella cifra di Cecchini, a favore della carne rossa: “Mangiandola, insieme in una bella tavolata rinascimentale, si onora il sacrificio dell’animale”.
