El Niño: secondo l’Onu il prossimo potrebbe affamare quattro milioni di persone

Secondo gli esperti delle Nazioni Unite il fenomento meteo che si sta preparando in questi mesi sarebbe il peggiore degli ultimi 65 anni e avrebbe tutta la potenzialità per provocare eventi meteorologici estremi

L’allarme è stato lanciato dall’Onu: il prossimo El Niño, il fenomeno climatico periodico del Pacifico centrale che provoca inondazioni, siccità e altre violente perturbazioni, potrebbe avere effetti molto gravi e lasciare quattro milioni di persone senza cibo e acqua potabile. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite, infatti, quello che si sta preparando in questi mesi sarebbe il peggiore degli ultimi 65 anni e avrebbe tutta la potenzialità per provocare eventi meteorologici estremi, arrivando persino ad essere più disastroso di quello del 1997-98, durante il quale morirono 23 mila persone.

v20Forse anche per questo i paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici hanno creato un gruppo di pressione per agire in modo più efficace contro il global warming. Si tratta di 20 paesi che rappresentano circa 700 milioni di persone, i più poveri e più vulnerabili del mondo, che faranno parte del V20 (Vulnerable 20) e sono: Afghanistan, Bangladesh, Barbados, Bhutan, Costa Rica, Etiopia, Ghana, Kenya, Kiribati, Madagascar, Maldive, Nepal, Filippine, Ruanda, Saint Lucia, Tanzania, Timor Est, Tuvalu, Vanuatu e Vietnam.

L’obiettivo del V20 sarà quello di rafforzare la cooperazione e l’azione economico-finanziaria per far fronte ai rischi dei cambiamenti climatici e promuovere il passaggio verso un’economia globale a livelli più bassi di anidride carbonica. Lo scopo è poi quello di migliorare l’accesso ai mezzi finanziari internazionali per fare fronte a siccità, alluvioni, scioglimento dei ghiacciai e livelli dei mari crescenti, grazie alla creazione di un meccanismo assicurativo che unisca pubblico e privato contro i disastri provocati dal global warming. I paesi che fanno parte del gruppo V20 contribuiscono solo al 2% delle emissioni dei gas effetto serra, eppure dal 2010 lamentano un numero impressionante di vittime delle conseguenze del rialzo delle temperature: una media di oltre 50mila morti ogni anno.