Secondo il rapporto dell’Olanda il Boeing della Malaysia Airlines precipitato lo scorso anno sarebbe stato colpito da un missile lanciato dal territorio dei ribelli ucraini. Mosca nega e attacca: “rapporto di parte”
Fu un missile terra-aria Buk di fabbricazione russa ad abbattere il Boeing della Malaysia Airlines nei cieli dell’Ucraina orientale nel luglio 2014. Il missile colpi’ il lato sinistro della cabina di pilotaggio, uccidendo all’istante molte delle 298 persone a bordo mentre le altre andarono incontro al loro destino nel giro di pochi, terribili istanti. Sono le principali conclusioni a cui sono giunti i tecnici olandesi del Dutch Safety Board, l’organismo incaricato delle indagini, in un rapporto che ha infiammato di nuovo lo scontro tra Kiev e Mosca.

Il premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, ha puntato il dito contro gli 007 russi che “avevano l’obiettivo di abbattere un aereo civile”. E Mosca ha subito replicato: “E’ un ovvio tentativo di arrivare a una conclusione faziosa, e obbedire a ordini politici”, ha detto il viceministro degli Esteri, Sergei Ryabkov. Tanto piu’, ha spiegato la societa’ costruttrice del sistema missilistico Buk, la Almaza-Antey, che il modello di missile ‘incriminato’ non e’ piu’ in dotazione alle forze russe da 4 anni. Oltre al rapporto scritto, gli investigatori olandesi hanno prodotto un video in cui viene illustrata, passo dopo passo, la dinamica dell’incidente e, ai giornalisti convocati nella base militare olandese di Gilze-Rijen, e’ stata mostrata la ricostruzione dell’aereo abbattuto, i cui frammenti sono stati montati su un supporto metallico. Il presidente del Dutch Safety Board, Tjibbe Joustra, in una conferenza stampa ha anche criticato Kiev per non aver chiuso lo spazio aereo sulle zone orientali del Paese, teatro dei combattimenti con i ribelli separatisti filo-russi: “Siamo arrivati alla conclusione che c’erano ragioni sufficienti per le autorita’ ucraine per chiudere lo spazio aereo sulle zone orientali del loro Paese”. Tanto piu’ che, come si legge nel documento, quel giorno qualcosa come 160 aerei commerciali di linea volavano nella zona.
In base alle simulazioni effettuate dagli inquirenti, il missile fu sparato da un punto imprecisato in un’area di circa 320 chilometri a sudest di Grabovo, zona controllata per lo piu’ dai separatisti filo-russi. L’aereo colpito si spezzo’; la cabina di pilotaggio e il pavimento della business class si staccarono dal corpo principale e precipitarono. Il resto continuo’ a volare per circa 5 miglia, impattando al suolo dopo 90 secondi. I frammenti si dispersero per oltre 50 chilometri quadrati. Non e’, invece, chiaro se alcuni passeggeri possano essersi resi conto di quanto accadeva: “L’impatto – si legge nel rapporto – fu completamente inatteso, il che significa che le persone a stento realizzarono la situazione in cui si trovavano. Non vi fu quasi tempo per una risposta cosciente. Gli occupanti furono esposti a fattori estremi quasi immediatamente”. Tuttavia “a seconda della posizione nel velivolo, i fattori non furono gli stessi” per tutti. Alcuni “riportarono immediatamente ferite gravi” come conseguenza dell’impatto del missile che “probabilmente condussero alla morte”.
Per gli altri, l’esposizione a fattori come le temperature gelide e la mancanza di ossigeno, “ridusse la consapevolezza o la coscienza nel giro di istanti”. Se gli inquirenti olandesi non puntano direttamente e apertamente il dito contro Mosca, Kiev e’ certa della sua responsabilita’. “Personalmente non ho dubbi che questa e’ stata un’operazione dei servizi russi che aveva l’obiettivo di abbattere un aereo civile”, ha dichiarato il premier ucraino, Arseniy Yatsenyuk, nel corso di una riunione di gabinetto trasmessa in diretta tv. “Siamo certi”, ha aggiunto Yatseniuk, “che questa operazione e’ stata condotta da un territorio che era sotto il controllo esclusivo dei combattenti russi e al tempo stesso non c’e’ dubbio che ubriaconi separatisti non sanno usare i sistemi missilistici Buk”.
“Questo significa che quei sistemi sono stati operati da personale russo addestrato”, ha insistito. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, in una telefonata al premier olandese, Mark Rutte, ha auspicato che una separata inchiesta penale condotta congiuntamente da Ucraina, Olanda, Australia, Malaysia e Belgio possa permettere “l’incriminazione dei responsabili di questo terribile crimine” davanti a un tribunale internazionale. La priorita’ ora e’ “trovare e processare i responsabili”, ha sottolineato Rutte, chiedendo alla Russia piena collaborazione. Anche gli Usa hanno accolto con favore le conclusioni dell’inchiesta, definendola “un’importante pietra miliare”. Quanto alle autorita’ della Malaysia, hanno assicurato che continueranno la caccia dei “criminali dal grilletto facile”. Dalla Russia e’ stata soprattutto la societa’ produttrice del sistema missilistico Buk a parlare. La Almaza-Antey – che ha effettuato due diversi test di simulazione dell’incidente – ha presentato oggi i risultati della sua ‘contro-inchiesta’ sull’incidente che, secondo l’ad della compagnia, Yan Novikov, “smentiscono totalmente” le conclusioni della Commissione olandese. La compagnia ha spiegato che il missile che potrebbe aver colpito il Boeing malese, il 9M38, e’ stato prodotto solo fino al 1986 e non e’ piu’ in dotazione all’esercito russo dal 2011, mentre sarebbe ancora in uso alle forze ucraine.