Una certificazione per “l’olio di palma sostenibile” che renda trasparente e verificabile l’intera filiera – dalla produzione, alla trasformazione, al trasporto, al prodotto finito – di questo ingrediente presente ormai in tantissimi prodotti di uso quotidiano, dalle merendine ai rossetti, e utilizzato in moltissime altre lavorazioni. E’ l’obiettivo al quale punta Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’associazione delle industrie della pasta e del dolce italiano, per tutelare con maggior forza consumatori e imprese dai pericoli di campagne di demonizzazione nei confronti dell’olio di palma che poco sembrano avere in comune con principi e valori scientifico-salutistico e ambientali. Durante un incontro svoltosi a Milano e dedicato all’utilizzo dell’olio di palma nell’industria dolciaria, Piccialuti ha annunciato questa iniziativa definendola come “la vera sfida per tutelare l’industria e i consumatori“. “Penso ad un’azione sovra associativa – ha detto Piaccialuti – a difesa dell’olio di palma sostenibile, delle imprese e delle qualità dei loro marchi, e degli stessi consumatori”.
“Le grandi aziende aderenti ad Aidepi – ha poi spiegato Mario Piccialuti – si sono già impegnate ad acquistare il 100% di olio di palma sostenibile certificato Rspo. E hanno già raggiunto l’obiettivo. Possiamo dire che rispetto a una media mondiale di olio certificato Rspo del 18%, da noi siamo già a livelli di almeno il 60-70%. E stiamo lavorando perché anche le aziende più piccole si adeguino al più presto”. L’idea di una definizione di “olio di palma sostenibile” per tutte le realtà industriali italiane si inserisce nelle azioni di Aidepi finalizzate a fare chiarezza e ad arginare la serie di attacchi contro questo ingrediente e le imprese che lo usano, che si sono ripetuti in questi ultimi mesi anche con origine e esiti non sempre espliciti. Basti pensare all’improvviso attacco dei mesi scorsi del ministro dell’ambiente francese Ségolène Royal contro l’olio di palma usato da una impresa italiana, attacco e critiche poi rientrate con la stessa velocità, mentre sullo sfondo la Francia è impegnata nella difesa dei propri marchi nazionali interessati all’olio di colza.
Sempre negli ultimi mesi un’altra campagna di opinione ha messo nel mirino gli aspetti nutrizionali dell’olio di palma innescando una serie di allarmismi, puntando il dito contro dolci, biscotti e merendine, in virtù proprio dell’utilizzo dellolio di palma, come principali fonte di grassi saturi nella dieta degli italiani. Con il supporto del nutrizionista Luca Piretta, specialista in Scienza della Nutrizione Umana, Dipartimento di Scienze Cliniche dell’Università “La Sapienza”, e della ricercatrice Elena Fattore, responsabile Unità valutazione del rischio degli inquinanti ambientali IRCCS Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, nell’incontro di Milano è stata smentita questa tesi. Se da una parte è giusto ricordare che l’olio in questione contiene effettivamente circa il 49% di grassi saturi, come il burro, anche se a differenza di quest’ultimo non contiene colesterolo, è anche necessario sottolineare che la percentuale di acidi grassi saturi che ogni giorno ci deriva dai dolci è effettivamente solo il 10% (3 grammi circa) del totale (circa 28 grammi procapite) assunto. L’altro 90% dei grassi saturi che mangiamo viene infatti da altri alimenti per lo più di origine animale.
“L’olio di palma è un ingrediente di cui si sta molto dibattendo in questo periodo e, come Aidepi, vorremmo che ci fosse un approccio corretto a questo argomento, senza demonizzazioni o prese di posizione ‘a priori’, soprattutto dal momento che ad oggi non esistono evidenze nella letteratura scientifica che mostrino la dannosità o la pericolosità per la salute provocata dal suo consumo – ha concluso Piccialuti – ed anzi il Commissario della DG SANTE’ Europea, Vytenis Andriukaitis ha risposto a un’interrogazione parlamentare affermando che l’Efsa ha fornito un recente parere scientifico sulla composizione essenziale degli alimenti per bambini in tenera età e non ha espresso preoccupazioni scientifiche in merito all’olio di palma”.
