A Parigi è necessario discutere l’impatto del cambiamento climatico sugli stati insulari del Pacifico
Tra meno di un mese avrà inizio la Conferenza di Parigi, che vedrà impegnate le Nazioni Unite in uno dei temi più importanti del mondo: il cambiamento climatico. All’ordine del giorno vi è l’impatto di questi sugli stati insulari del Pacifico, minacciati dal innalzamento dei mari e dal moltiplicarsi di disastri naturali. In attesa dell’evento, il leader laburista Bill Shorten, insieme ai ministri degli Esteri Tanya Plibersek e dell’Immigrazione Richard Marles, viste le ultime polemiche che hanno coinvolto l’Australia, hanno deciso di andare in visita prima in Papua Nuova Guinea, poi nelle Isole Marshall e poi a Kiribati, per dar vita a relazioni forti e costruttive. Allo stesso tempo e con lo stesso obbiettivo, il ministro per lo sviluppo internazionale e per il Pacifico Steve Ciobo, visiterà la Nuova Caledonia, le Figi e Niue. Bill Shorten ha rassicurato i leader di queste piccole nazioni affermando che è necessario riportare la loro situazione nel summit Onu a Parigi. Sempre Shorten ha elogiato il presidente di Kiribati, Anote Tong per aver messo in luce sulla scena internazionale i problemi che la regione deve affrontare, chiedendo all’Australia di porre fine all’estrazione e alle esportazioni di carbone. Il ministro Ciobo, invece, parteciperà il 4 ed il 5 novembre a Niue alla Conferenza della Comunità del Pacifico, in cui insieme all’Australia, alla Francia, alla Nuova Zelanda e agli Usa, aderiscono altri 22 stati insulari. Ciobo conclude affermando che, il cambiamento climatico è una tematica fondamentale per le relazioni dell’Australia con la regione del Pacifico.
