L’inutilità degli scavi archeologici nel cosentino per il ritrovamento del tesoro di Alarico: il parere di Vittorio Sgarbi
I cosentini da ieri sono in trepido fermento per gli inizi delle ricerche archeologiche riguardanti l’eventuale ritrovamento della tomba e del tesoro del re goto Alarico, seppellito, come le fonti storiche affermano, nel letto del fiume Busento a Cosenza.
Il sindaco Mario Occhiuto è fiducioso, e crede che ci siano buone probabilità che le ricerche portino ad un esito positivo: si parlerebbe di un tesoro ingente che, sempre stante le fonti storiche rinvenute, comprenderebbe venticinque tonnellate d’oro e centocinquanta d’argento. Inutile dire che la notizia è stata riportata dalla stampa nazionale ed estera, rimbalzando su tutti i siti online e testate giornalistiche internazionali.
Mentre qualcuno da fiducia al proverbiale intuito del sindaco, altri, saputa la notizia della volontà espressa da Occhiuto, non sono riusciti a nascondere il loro dissenso. Uno tra questi il critico d’arte Vittorio Sgarbi che ha rilasciato una tagliente intervista ai microfoni di skytg24.

Comunque per l’opinione pubblica pare che la strada tracciata sia quella giusta, specie se si considera che se le ricerche porteranno all’esito sperato dal sindaco, il tesoro rivestirà un’importanza culturale senza precedenti, mentre a livello meramente materiale il suo valore sarebbe pari al 15-20%del Pil italiano.
Il sinologo Francesco Scisci sottolinea che culturalmente parlando il valore “sarebbe incalcolabile perché rappresenterebbe le radici della civiltà occidentale. Per questo è fondamentale la ricerca della tomba del re dei Goti, già avviata nelle sue fasi preliminari”, riferendosi al capo delle SS naziste Heinrich Himmler, che , iviato da Hitler, giunse a Cosenza al fine di verificarne l’eventuale esistenza.