Le linee di Nazca, insieme ad altri importanti siti archeologici del Perù, devono essere protetti da eventuali disastri naturali causati da El Niño: il governo spenderà 2 milioni di dollari
Anche i siti archeologici vanno protetti da eventuali disastri. E proprio per questo è stato dato il via alla seconda fase dei lavori di prevenzione dei disastri in particolare nelle celebri ‘Linee di Nazca’, ma anche molte altre preziose testimonianze della ricchezza culturale del Perù nelle regioni di Tumbes, Piura, Lambayeque, La Libertad, Lima e Ica. I lavori vedranno un investimento economico di più di 2 milioni di dollari, che serviranno per proteggere dai fenomeni atmosferici 46 monumenti o siti, da Mateo Salado e i geoglifi di Yanacoto, a Chaclacayo, a Tambo Colorado, a Pisco, al Castello di Huarmey, ad Ancash. Il ministero dell’Economia e delle Finanze, inoltre, ha stanziato ulteriori fondi per garantire una protezione maggiore ai monumenti a rischio, quelli che si trovano in zone soggette a forti precipitazioni o vicino ai grossi corsi d’acqua.

Secondo le previsioni il Perù rischia, a breve, di essere duramente colpito da El Niño, ovvero uno dei più devastanti fenomeni atmosferici, originato dal riscaldamento delle acque del Pacifico, e che interessa soprattutto i territori del Sudest asiatico, dell’Australia e del Sudamerica. E’ caratterizzato dall’ingresso di una massa superficiale di acque calde nel mare, dal nord nel caso del Perù, che genera un aumento dei cambiamenti climatici anomali. Tra questi il pericoloso aumento della temperatura del mare, che andrebbe a colpire la pesca, o ancora le forti piogge e la siccità prolungata. Poste 400 km più a sud rispetto a Lima, le Linee di Nazca sono migliaia di linee tracciate sul terreno nel deserto di Nazca, che insieme formano centinaia di disegni raffiguranti profili stilizzati di animali e piante originari della regione, o ancora esseri fantastici e figure geometriche lunghi anche diversi chilometri, che possono essere osservati nel loro insieme solo dall’alto. Secondo gli studiosi sono opera della civiltà Nazca, in un periodo che va dal 300 a.C. e il 500 d. C.. L’Unesco le ha anche dichiarate Patrimonio dell’Umanità già nel 1994., e sono ancora oggi uno degli enigmi irrisolti dell’archeologia.