Ricercatori britannici hanno prodotto una medicazione adesiva “intelligente” in grado, a contatto con i batteri, di diventare fluorescente e brillare
Un cerotto che si “illumina” se la ferita si infetta, permettendo così di intervenire rapidamente, riducendo i tempi di cura e soprattutto i rischi di setticemia. L’idea è di una équipe di ricercatori britannici dell’università di Bath che hanno prodotto una medicazione adesiva ‘intelligente’ in grado, a contatto con i batteri, di divenire fluorescente e brillare. Secondo i dati della ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Acs Applied Materials and Interfaces, il cerotto rileva in poche ore la presenza di batteri “gestibili” da un sistema immunitario sano. Ma se la ferita viene aggredita da colonie batteriche, diventando pericolosa per il paziente, la risposta è di almeno qualche minuto, contro le circa due ore necessarie con gli strumenti tradizionali.
Sulle ferite, infatti, sono presenti microrganismi in genere controllati dal sistema immunitario. In alcuni casi, però, si creano comunità di batteri, funghi e altri patogeni, protetti da un liquido viscoso che permette loro di aderire, formando un biofilm, a tutte le superfici. Il biofilm aumenta il rischio di setticemia e ritarda la cicatrizzazione di ferite e piaghe. Il cerotto in questione, dunque, è in grado di rilevare le tossine prodotte dai batteri del biofilm e, dopo un certo livello di concentrazione, di dare l’allarme con un colorante presente in piccole tasche (500 volte più piccole del diametro di un capello) e che, sotto i raggi UV, appare fluorescente. Il “cerotto intelligente” è stato testato con i batteri responsabili di oltre la metà dei casi di infezioni ospedaliere: Escherichia coli, Staphylococcus aureus e Pseudomonas aeruginosa. Questi patogeni, a diversi stadi di formazione del biofilm, sono stati poi messi a contatto con pelle di maiale. Applicando il cerotto, questo si è dimostrato rapido nel rivelare le infezioni agli stadi più avanzati di formazione del biofilm.
