Medicina: ideata una tecnica che monitora la capacità di riciclaggio delle cellule

E’ stata creata un tecnica capace di rintracciare i rifiuti all’interno delle cellule e comprendere la capacità di queste di riciclare materiale

E’ stata messa a punto una tecnica capace di rintracciare i rifiuti all’interno delle nostre cellule. Gli autori dello studio, sono i ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Policlinico A. Gemelli di Roma, che hanno deciso di seguire e studiare i viaggi intercellulari di vescicole contenenti appunto rifiuti, che dovrebbero finire nei centri di riciclaggio chiamati lisosomi. Lo smaltimento di rifiuti cellulari prende il nome di autofagia ed è un processo che riguarda molte malattie come il morbo di Parkinson, l’Alzheimer, la Corea di Huntington e altre distrofie muscolari, oltre che diverse forme di tumore. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Autophagy e si basa sull’uso di una proteina fluorescente, che cambia colore in base all’acidità dell’ambiente. I lisosomi sono molto acidi e quando arrivano le vescicole, queste diventano rosse. Perchè una cellula dovrebbe smaltire e riciclare rifiuti? Semplice. Quando una cellula è in carenza di nutrienti, ricicla alcune sue parti per dare energia a funzioni indispensabili per il nostro corpo. Questo procedimento, però, si attiva anche in caso di infezione della cellula o quando queste ad altre parti cruciali sono danneggiate. I ricercatori hanno così deciso di creare un sistema che possa seguire l’autofolgia in tempo reale, grazie alla colorazione delle vescicole. Quando la vescicola è in ambiente molto acido diverrà rossa, al contrario quando l’ambiente è neutro sarà verde. Questo aiuterà a capire quanto la capacità riciclatrice delle cellule. “Grazie a questa biotecnologia il flusso autofagico puo’ essere rapidamente e quantitativamente determinato”, presisa Giuseppe Maulucci, uno dei ricercatori della Cattolica di Roma. “La nostra prospettiva futura  e’ quella di associare questa metodica a strategie volte a modulare l’autofagia, al fine di monitorare con alta precisione l’effetto su cellule e tessuti: Questo approccio condurra’ allo sviluppo – conclude – di terapie nelle numerose patologie in cui e’ coinvolto un difetto funzionale del processo autofagico”.