L’Onaoo viene incontro ai consumatori e fornisce una sorta di vademecum per capire quali sono le caratteristiche che un olio deve avere per essere genuino
L’Organizzazione nazionale assaggiatori olio d’oliva (Onaoo), ha stilato un piccolo vademecum per non incorrere in errore quando si acquista l’olio d’oliva.
1. Non limitarsi a un solo tipo di olio ma, come per i vini, cominciare ad abbinare l’olio giusto ad ogni piatto, tenendo presente che tutti gli oli, invecchiando, hanno un degrado qualitativo. Consigliamo di avere almeno tre bottiglie di diverse tipologie (1 fruttato leggero, 1 fruttato intenso, 1 medio).
2. Considerare il gusto. Un olio è buono se non presenta all’assaggio sentori negativi, se ha un sapore ‘fruttato’ ed è seguito da un retrogusto leggermente amaro o piccante, la cui presenza è un dato assolutamente positivo e non c’entra nulla con l’acidità. Un olio ha come nota principale il fruttato di oliva ed è seguito da altri sentori aromatici al carciofo, mandorla, mela. Tutte le sfumature delle note vegetali sono assolutamente positive.
3. Analizzare il profumo, che deve ricordare quello del frutto dell’oliva sana e colta al giusto grado di maturazione.
4. L’extra-vergine economico per le fritture è comunque preferibile rispetto all’uso dell’olio di semi. Inoltre, anche l’olio d’oliva, spesso non preso in considerazione, è un buon olio per friggere.
5. L’espressione ‘spremitura a freddo’, con la quale si intende la lavorazione entro una temperatura di 27°, non è sinonimo assoluto di qualità, anche se in sé si tratta di una procedura di spremitura superiore.
6. Sono numerosi i Consorzi che emettono etichette Dop o Igp. E’ bene sempre controllare la presenza della certificazione sull’etichetta. Non è sicuramente una garanzia al 100% della qualità del prodotto, ma è lo strumento migliore per valutare e per legge, oggi, è obbligatorio indicare in etichetta le origini degli oli che sono stati utilizzati.
