L’Italia è al quinto posto in Europa per il maggior numero di casi di resistenza agli antibiotici. Secondo l’Oms è necessario evitare gli abusi
Novembre è uno dei mesi in cui maggiormente si ripresentano le malattie infettive, causate in genere da batteri. E per quanto riguarda la cura da seguire, spesso, anche tra i medici ci sono diverse correnti di pensiero. Gli antibiotici, ad esempio, dividono i dottori tra chi li prescrive facilmente e chi invece ne fa limitare l’uso al minimo indispensabile. Ebbene nel primo caso, ovvero l’assunzione frequente di antibiotici, si può verificare la resistenza al farmaco, fenomeno che peraltro è sempre più in aumento.

A lanciare l’allarme è stata l’Oms, che ha messo in evidenza la necessità di controllare le prescrizioni ed evitare ogni tipo di abuso. Da questo punto di vista l’Italia è al quinto posto tra i Paesi europei, secondo i dati divulgati dell’European Centre for Disease Prevention and Control, per il maggior numero di casi di resistenza agli antibiotici. Il meccanismo per cui i batteri riescono a resistere a questi medicinali è noto già da tempo: producono molecole, ovvero amminoacidi modificati in base alle necessità, e le condividono con le altre cellule batteriche, anche quelle più deboli. Queste ultime, dunque, si fortificano diventando così a loro volta più resistenti agli antibiotici, che a quel punto perdono il loro effetto, ottenendo come unico risultato, per niente positivo, quello di creare scompiglio nella flora intestinale. L’obiettivo degli scienziati è dunque quello di riuscire a limitare queste “condivisione” tra cellule batteriche, impedendo che facciano “fronte comune” per resistere all’effetto dei farmaci.