Processo terremoto L’Aquila, condannato a due anni Bernardo De Bernardinis
Nessun messaggio rassicurante, capace di far abbassare la guardia ai cittadini: non hanno colpe gli esperti della commissione Grandi Rischi chiamati valutare lo sciame sismico in corso all’Aquila prima della scossa che colpì l’Abruzzo 6 aprile 2009. Tranne uno, l’ex vice capo della Protezione Civile, De Bernardinis. Lo ha stabilito la Cassazione, confermando la sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila di un anno fa, e mettendo la parola fine a quello che di fatto è stato un processo alla scienza, incentrato fondamentalmente sulla possibilità di prevedere i terremoti.

La decisione della quarta sezione penale, emessa dopo oltre 10 ore di camera di consiglio, ha accolto le richieste della procura generale della Cassazione. Ieri il sostituo pg Maria Giuseppina Fogaroni aveva sostenuto che “la Corte d’Appello non giunge a conclusioni incongrue quando dice che il messaggio” della Grandi Rischi “in realta’ non ebbe quella efficacia rassicurante in grado di scardinare il livello dall’allarme dei cittadini dell’Aquila“. Invece “da un’intervista dell’ex vice capo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis“, concessa appena prima della riunione, “vengono fuori contenuti, questi si’, dalla sicura efficacia indebitamente rassicurante“, che poi non smentì. Insomma, sarebbe questa la causa di 29 vittime del sisma… Saputo dell’assoluzione, Boschi si e’ detto “contento e sollevato, ma per certi aspetti anche dispiaciuto” perché rimane il problema degli edifici che non sono in grado di resistere alle scosse. “Per noi – ha detto anche Selvaggi – si chiude una vicenda lunga, complessa e dolorosa. Rimane un grande rammarico: questo processo non ha contribuito minimamente a ridurre il rischio sismico nel nostro Paese, rimasto inalterato dal terremoto dell’Aquila“.