Grandinate davvero violente in molte località siciliane
Il processo di “stretching” della saccatura di origine artica penetrata sul bacino centrale del Mediterraneo, come previsto, ha favorito lo sviluppo e il conseguente isolamento di una ciclogenesi a carattere freddo che dall’alta Tunisia tende a spostarsi verso il Canale di Sicilia, presentando un nucleo freddo di ben -24°C alla quota isobarica dei 500 hpa che ha determinato un netto inasprimento del “gradiente termico verticale”. Nel pomeriggio di ieri, mentre la Sicilia veniva interessata da un sistema temporalesco a mesoscala, di forma lineare, che durante la fase evolutiva ha presentato le caratteristiche di una vera e propria “supercella”, una violenta gradinata ha flagellato diverse località siciliane, dall’ennese al catanese, fino al messinese.
L’evento meteorologico, seppur breve, a tratti è risultato davvero estremo, tanto che nell’area compresa fra il catanese e il messinese sono caduti chicchi di grandine di medie e grandi dimensioni che hanno cagionato molti danni, soprattutto ai parabrezza delle autovetture parcheggiate all’aperto. Alcuni di questi chicchi di grandine caduti erano paragonabili a palline da golf o a nocciole. Proprio come le potenti grandinate associate alle imponenti “supercelle” che spesso si sviluppano sopra le grandi praterie statunitensi. Purtroppo il violento fenomeno atmosferico ha anche apportato diversi danni, con automobili ammaccate, vetri andati in frantumi, grondaie, tettoie e gazebo danneggiati, orti e coltivazioni distrutti. Lo sviluppo di queste “supercelle temporalesche” lungo la Sicilia orientale è stato causato dal passaggio sopra i cieli dello Ionio e della Sicilia orientale di un ramo ascendente del “getto polare”, con massimi di velocità a ridosso delle coste orientali della Sicilia.
Il passaggio di questo ramo del “getto”, con massimi di velocità davvero significativi nell’alta troposfera, ha incrementato sensibilmente la divergenza in quota sopra l’isola, inasprendo sensibilmente il “wind shear positivo”, già di per sé piuttosto marcato nei medi e bassi strati, per via della notevole divergenza presente fra il flusso meridionale presente nei bassi strati, lungo le coste ioniche siciliane, e l’intensa ventilazione da SO attiva nella media e alta troposfera. Questo fortissimo “shear” verticale prodotto dalla passata del “getto polare” ha di conseguenza toccato queste strutture temporalesche imprimendo a queste significativi moti rotatori che si sono propagati fino ai medi e bassi strati.
In questo frangente, l’avvezione di vorticità positiva in quota innescata dall’ingresso sopra i cieli del Tirreno meridionali della saccatura proveniente dalla Francia, ha impresso una notevole rotazione alle “multicelle temporalesche” che nel frattempo si sviluppavano lungo le coste della Sicilia settentrionale e sul basso Tirreno, facendoli evolvere in vere e proprie “supercelle”, caratterizzata dalla presenza da ”updrafts” roteanti, chiamati per l’appunto “mesocicloni”. Questi temporali venivano costantemente alimentati da poderosi “updrafts” in grado di spingere la sommità della nube temporalesca a quote veramente molto elevate, oltre i 12 km di altezza, ai limiti dell’alta troposfera. Proprio al di sotto dello strato molto stabile e secco che confina con la stratosfera. Ciò ha esacerbato notevolmente anche il “gradiente igrometrico verticale” che ha reso i moti convettivi veramente esplosivi, con lo sviluppo di potenti “updrafts” lungo il vertice meridionale dell’ammasso temporalesco.
Trattandosi di un sistema temporalesco supercellulare, i fenomeni più intensi si sono localizzati lungo il vertice di esso, sul versante Sud o Sud-ovest, dove non per caso si sono concentrati i fenomeni più violenti ed estremi, con piogge molto forti, attività elettrica forte e la potente grandinata, accompagnata da elevatissimi valori di rain/rate. In alcune stazioni amatoriali si sono superati i 200 mm/h. Se continuava a piovere con quell’intensità per circa un’ora l’accumulo complessivo sarebbe ammontato a 200 mm. Come messo in evidenza dalla stessa analisi della nefodina la nube temporalesca, essendo molto imponente, presentando una altezza di oltre i 12 km, ha fatto in modo che i nuclei e i piccoli cristalli di ghiaccio presenti lungo la sommità (dove le temperature scendono abbondantemente sotto -50°C), sono stati sbalzati di colpo in su e in giù nella nube, fondendosi con altri piccoli aggregati di ghiaccio e gocce d’acqua per poi ricongelarsi nuovamente e diventare sempre più grande.
Quando la forte corrente ascensionale del temporale non è riuscita più a trattenere i pezzi di ghiaccio, perché divenuti troppo pesanti, questi sono caduti di colpo a terra, generando la grandinata. Proprio in questi casi, tutti gli aggregati delle particelle ghiacciate che non riescono a fondersi prima di raggiungere il suolo, causano spesso notevoli danni, specie alle abitazioni e alle autovetture posteggiate all’aperto.