Ritenuta protettrice contro le morti violente e improvvise e i fulmini, Santa Barbara è venerata in numerose nazioni. Ecco quali sono i suoi attributi iconografici
Santa Barbara, ritenuta protettrice contro le morti violente e improvvise e i fulmini, viene festeggiata il 4 dicembre, giorno in cui è avvenuto il martirio. È patrona dei minatori, degli addetti alla preparazione e custodia degli esplosivi, degli armaioli e più in generale, di chiunque rischi di morire di morte violenta e improvvisa. Molto invocata dai militari, è anche la protettrice della Marina Militare, del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, delle armi di Artiglieria e Genio.
È anche la protettrice dei geologi, dei montanari, dei lavoratori nelle attività minerarie e petrolifere, degli architetti, degli stradini, dei cantonieri, degli artisti sommersi e dei campanari, nonché di torri e fortezze. Santa Barbara viene rappresentata con i seguenti attributi iconografici: la torre con le tre finestre, simbolo della SS. Trinità; la palma, simbolo della vittoria sul martirio; il giglio, simbolo della verginità; la piuma del pavone, simbolo dell’immortalità; il Calice con l’Ostia perché annoverata tra i Santi Eucaristici; la spada con la quale è stata decapitata; la corona, simbolo della gloria; il Vangelo, simbolo del suo amore per la Parola di Cristo, che testimoniò con il sangue; un fascio di saette tra le mani perché è invocata contro i fulmini; un cannone ai piedi perché protettrice delle forze armate. Santa Barbara è venerata in Svizzera, Spagna, ex Cecoslovacchia, Egitto, Belgio, Olanda, Inghilterra, Austria, Germania, Romania e Francia. A La Plata in Bolivia, a Bolivar nell’Equator e a Majorca, S. Barbara è la Patrona della città. Si racconta che tanti secoli fa, una vecchietta, tornando a casa dalla campagna, vide in un burrone, denominato “Ricune”, poco distante da Piane Crati, una donna bellissima che pascolava un gregge. La donna disse alla vecchietta: “Io mi chiamo Barbara e questo gregge che io pascolo sono i tuoi compaesani; perciò desidero che Piane Crati si consacri a me”, e scomparve. L’anziana signora ritornò in paese per riportare la lieta novella”.
Piane Crati si consacrò così alla Santa che lo protesse più volte. Pare, infatti, che un giorno si sia scatenato un grande temporale ed un fulmine, caduto sulle baracche, uccise molte persone, ma i pianoti rimasero inspiegabilmente illesi. Con un secondo miracolo, la Santa avrebbe salvato i suoi protetti dalla peste che colpì l’hinterland cosentino nel Seicento. Proprio in quest’occasione, i pianoti videro una seconda volta S. Barbara che toglieva gli stracci infetti, giacenti nei dintorni del paesello. Si narra anche che una certa Betta di Donnici Superiore, sposata con un pianota di nome Giuseppe Tosto, al ritorno dal suo paese natio, incontrò S. Barbara che le disse di essersi recata a Donnici per salvare una pecorella smarrita. Dopo poche ore, un violento sisma distrusse Donnici Superiore. Il 4 dicembre, in occasione della festa di S. Barbara, i pianoti offrono “pannicelli” e “taralli” alle persone che chiedono la cosiddetta “pietanza” Si tratta di vecchia consuetudine con un grandissimo insegnamento: quello di aiutare le persone bisognose. Il 4 dicembre, è ancora viva in molte famiglie del nostro Paese, l’’usanza del “ramo di Barbara”.
In questo giorno, si tagliano i rami di ciliegio e si mettono in un vaso pieno d’acqua vicino alla luce. Dopo 21 giorni, a Natale, questi fioriscono. Prima che l’albero di Natale fosse conosciuto, i rami di Barbara erano considerati simbolo e ornamento del Natale. Con i loro fiori, simboleggiano la luce, ricordando agli uomini che non e? lontano il sole che a primavera portera? nuovi fiori. Chiese e luoghi di culto intitolati a Santa Barbara ne esistono oggi in tutto il mondo. Giusto per citarne alcuni: la Chiesa Cattedrale di Ravello (Salerno), la Chiesa di S. Pietro Apostolo di Montecatini Valdinievole (Pistoia), la Chiesa cattedrale di Fabriano, la Chiesa di S. Andrea di Sesti Ponente (Genova), il Priorato di Saint-Barbe-en Ange, nella diocesi di Lisieux in Francia, la Chiesa cattedrale di Colmen in Prussia (Germania). A Cipro ben dodici località sono nominate Hagia Warvara (Santa Barbara), ma anche a Baalbek, nel Libano, si rivendica la tradizione di Santa Barbara e ai turisti vengono mostrati il luogo del martirio, la croce incisa nella parete di marmo, l’impronta dei piedi scolpiti prodigiosamente sul pavimento. Decine di località, siti, città, dipartimenti nel mondo portano il nome di Santa Barbara: a Samarà, nel centro della Repubblica Dominicana, nell’Honduras Occidentale, in un gruppo di isole dell’Oceano Pacifico, nel Messico Settentrionale, in Rhodesia, presso la diga sul Fiume Zambia, nell’Isola di Malta, per non parlare della famosa Santa Barbara in California.