Sei operai morti in un rogo, sei persone condannate e 13 milioni di euro alle famiglie delle vittime: questi i numeri di una tragedia che ha acceso un faro sulla sicurezza sul lavoro in Italia
Il 15 aprile 2011 la Corte d’Assise di Torino ha condannato a 16 anni e mezzo di reclusione l’amministratore delegato della ThyssenKrupp, Harald Espenhahn, con l’accusa di omicidio volontario. Cosimo Cafueri, responsabile della sicurezza, Giuseppe Salerno, responsabile dello stabilimento di Torino, Gerald Priegnitz e Marco Pucci, membri del comitato esecutivo dell’azienda, sono invece stati condannati a 13 anni e 6 mesi con l’accusa di omicidio e incendio colposi e omissione delle cautele antinfortunistiche. Daniele Moroni, invece, membro del comitato esecutivo dell’azienda, è stato condannato a 10 anni e 10 mesi.
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Inizialmente la ThyssenKrupp ricusò qualsiasi responsabilità, arrivando addirittura ad accusare gli operai che avevano perso la vita nell’incidente, di essere stati proprio loro a provocare l’incidente a causa di “errori dovuti a circostanze sfavorevoli”. Ma le indagini dimostrano il contrario, e nel 2008 l’azienda tedesca “risarcisce” con quasi 13 milioni di euro le famiglie dei sette operai morti, mentre queste decidono di non costituirsi parte civile, ma le condanne per i responsabili arriveranno comunque, nel 2011 appunto. Lo stabilimento di Torino della ThyssenKrupp è stato definitivamente chiuso nel marzo del 2008 con un accordo stipulato tra l’azienda, i sindacati, le istituzioni locali e i ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico.
