“Il numero di nuove diagnosi, circa 3.700 nel 2014 rimane stabile dal 2010. Non cala, ma non siamo più nella lista dei Paesi più colpiti”
Gli uomini sono più soggetti a contrarre il virus dell’Hiv e sono “tre volte più a rischio di infezione rispetto alle donne”. La maggioranza delle nuove diagnosi, che sono attribuibili a rapporti sessuali senza preservativo e che sono l’84% di tutte le segnalazioni, si registra infatti fra maschi che fanno sesso con maschi (40,9%); seguono eterosessuali maschi (26,3%) ed eterosessuali femmine (16,9%). E’ quanto ribadito oggi da Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità, in occasione della conferenza stampa convocata al ministero della Salute per la Giornata mondiale contro l’Aids. “Il numero di nuove diagnosi, circa 3.700 nel 2014 – ha aggiunto Rezza – rimane stabile dal 2010. Non cala, ma non siamo più nella lista dei Paesi più colpiti: altri sono messi molto peggio di noi. Gli uomini sono più colpiti, e soprattutto per quanto riguarda i gay, se negli anni ’80 era partita una buona collaborazione, oggi il problema viene un po’ trascurato”. Secondo Massimo Farinella, della Consulta associazioni che partecipa alla commissione nazionale per la lotta all’Aids, “il dato che preoccupa è che non riusciamo a incidere con strategie di prevenzione continue. I dati rimangono costanti da troppi anni. Ci vogliono obiettivi, azioni e proposte da concretizzare nelle varie Regioni, come l’idea del test rapido in contesti non sanitari o campagne contro lo stigma. Nel Lazio questo sta dando buoni risultati. Il dato sui gay maschi preoccupa e sconforta perché noi associazioni, che siamo intervenute anche prima delle istituzioni, forse da sole non arriviamo: con Regioni e ministero occorre mettere a punto azioni mirate sulle popolazioni più vulnerabili: detenuti, migranti e gay“.
Farinella ha anche ricordato che “l’Aifa ha escluso dalla rimborsabilità dei farmaci per l’epatite C i ‘coinfetti’ da Hiv. Abbiamo chiesto di ripensare questi criteri, ma attualmente non riceviamo risposte che ci fanno stare sereni”. Gli uomini rappresentano ben il 79,6% dei casi nel 2014, mentre continua a diminuire l’incidenza delle nuove diagnosi nelle donne. L’età media per i primi è di 39 anni, per le donne di 36 anni. La fascia di età maggiormente colpita è quella delle persone di 25-29 anni. Il 26,4% delle persone ha eseguito il test Hiv per la presenza di sintomi Hiv-correlati, il 21,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 10% nel corso di accertamenti per un’altra patologia. La sorveglianza dei casi di Aids riporta i dati delle persone con una diagnosi di Aids conclamato.
Dal 1982, anno in cui è iniziata l’epidemia, ad oggi sono stati segnalati più di 67.000 casi di Aids, di cui circa 43.000 sono deceduti. Nel 2014, sono stati diagnosticati 858 nuovi casi di Aids pari a un’incidenza di 1,4 nuovi casi per 100.000 residenti. Anche in questo caso, l’incidenza risulta stabile negli ultimi tre anni. Nel 2014, poco meno di un quarto delle persone diagnosticate con Aids ha eseguito una terapia antiretrovirale prima della diagnosi di Aids. Sempre più persone Hiv positive sono inconsapevoli della propria sieropositività.
