L’albero di Natale ha origini controverse, pur essendo uno dei simboli più ricchi di significati storici e mitologici. Ecco una splendida leggenda legata ad esso
L’albero di Natale rappresenta, insieme al presepe, una delle tradizioni natalizie più diffuse nel mondo. Ma, mentre del presepe è chiara l’origine cristiana, meno chiara è l’origine dell’albero di Natale (di solito si tratta di un abete, addobbato con luci, festoni, palline, dolciumi, con ai piedi disposti i regali di Natale, in attesa del giorno della festa, in cui potranno essere scartati).
L’albero è uno dei simboli più ricchi di significati nella storia e nella mitologia di tutti i popoli per cui non ci sarebbe nulla di strano se l’albero natalizio come oggi lo conosciamo trovasse parentele remote col frassino cosmico Yggdrasil della mitologia nordica, dalle cui foglie scende l’idromele (liquido della vita) e ai cui piedi si radunano gli dei per decidere le sorti degli uomini; ovvero con il Kien Mu, l’albero dell’universo cinese che ordine il mondo tra sopra e sotto, regno inferiore, umano e celeste; o ancora con Asvattha, l’albero rovesciato dell’India, le cui radici convogliano dalle nubi verso il basso l’energia sacra, e in seguito identificato con il Ficus sotto il quale Buddha ricevette l’Illuminazione, per finire con le Americhe, dove si trovano il simbolo azteco di Quetzalcoatl, un cubo aperto su cui crescono 4 grandi alberi cosmici, e l’albero del Paradiso, proprio della mitologia Maya, personificazione del dio della pioggia Tlaloc (“colui che fa germogliare”). Nella Bibbia, a parte l’albero dell’Eden, si ricorda il salmo che canta: “Il giusto fiorirà come la palma, si moltiplicherà come il cedro del Libano”, a Roma, per onorare attis, si ornava con oggetti votivi (cembali, piatti, fiasche) l’abete sacro; mentre in Grecia si sventolavano i rami con una pigna in punta in onore della dea lunare Artemide.
L’albero di Natale è legato, da una storia, a San Bonifacio. Si narra che il Santo affrontò i pagani riuniti presso la “Sacra Quercia del Tuono di Geismar” per adorare il dio Thor. Con un gruppo di discepoli, arrivò nella radura dov’era la Sacra Quercia e, mentre si stava per compiere un rito sacrificale umano, gridò: «questa è la vostra Quercia del Tuono e questa è la croce di Cristo che spezzerà il martello del falso dio Thor». Presa una scure, cominciò a colpire l’albero sacro. Un forte vento si levò all’improvviso, l’albero cadde e si spezzò in quattro parti. Dietro l’imponente quercia stava un giovane abete verde. San Bonifacio si rivolse nuovamente ai pagani: «Questo piccolo albero, un giovane figlio della foresta, sarà il vostro sacro albero questa notte. È il legno della pace, poiché le vostre case sono costruite di abete. È il segno di una vita senza fine, poiché le sue foglie sono sempre verdi. Osservate come punta diritto verso il cielo. Che questo sia chiamato l’albero di Cristo bambino; riunitevi intorno ad esso, non nella selva, ma nelle vostre case; là non si compiranno riti di sangue, ma doni d’amore e riti di bontà». Bonifacio riuscì a convertire i pagani e il capo del villaggio mise un abete nella sua casa, ponendo sopra ai rami delle candele.
Tra i primi riferimenti storici alla tradizione dell’albero di Natale, attraverso l’etnologo Ingeborg Weber-Keller, la scienza ha identificato una cronaca di Brema del 1570 che racconta di un albero decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. Ma è la città di Riga, capitale della Lettonia, a proclamarsi sede del primo albero di Natale della storia: nella sua piazza principale si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di Capodanno” fu addobbato nella città nel 1510. L’usanza di avere un albero decorato durante il periodo natalizio si diffuse nel XVII secolo e agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. Per molto tempo la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni protestanti della Germania e solo nei primi decenni del XIX secolo si diffuse nei paesi cattolici. A Vienna l’albero di Natale apparve ufficialmente nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau Weilburg, in Francia fu importato dalla duchessa di Orléans nel 1940, in Gran Bretagna la tradizione dell’albero di Natale si diffuse verso la metà del XIX secolo quando il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della regina Vittoria, volle introdurre l’usanza dell’addobbare un abete, proprio come avveniva nel suo paese di origine, la Germania.
In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita, nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse velocemente in tutto il paese e nel mondo cattolico, tanto che Papa Giovanni Paolo II introdusse l’usanza di allestire un grande albero di Natale in piazza San Pietro a Roma. Esiste anche una splendida leggenda legata alla nascita dell’albero di Natale. Si narra che in un remoto villaggio di campagna, la Vigilia di Natale, un ragazzino si recò nel bosco alla ricerca di un ceppo di quercia da bruciare nel camino, come voleva la tradizione, nella Notte Santa. Si attardò più del previsto e, sopraggiunta l’oscurità, non seppe ritrovare la strada per tornare a casa. Incominciò a cadere una fitta nevicata. Il ragazzo si sentì assalire dall’angoscia e pensò a come, nei mesi precedenti, aveva atteso quel Natale, che forse non avrebbe potuto festeggiare.
Sopraggiunta una grande stanchezza, il piccolo si addormentò raggomitolandosi ai piedi del tronco e l’albero, intenerito, abbassò i suoi rami fino a far loro toccare il suolo in modo da formare come una capanna che proteggesse dalla neve e dal freddo il bambino. La mattina si svegliò, sentì in lontananza le voci degli abitanti del villaggio che si erano messi alla sua ricerca e, uscito dal suo ricovero, poté con grande gioia riabbracciare i suoi compaesani. Solo allora tutti si accorsero del meraviglioso spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: la neve caduta nella notte, posandosi sui rami frondosi, che la piana aveva piegato fino a terra. Aveva formato dei festoni, delle decorazioni e dei cristalli che, alla luce del sole che stava sorgendo, sembravano luci sfavillanti, di uno splendore incomparabile. In ricordo di quel fatto, l’abete venne adottato a simbolo del Natale e da allora in tutte le case viene addobbato ed illuminato, quasi per riprodurre lo spettacolo che gli abitanti del piccolo villaggio videro in quel lontano giorno. Da quello stesso giorno gli abeti nelle foreste hanno mantenuto, inoltre, la caratteristica di avere i rami pendenti verso terra.