L’uomo preistorico che viveva in Galilea 10.000 anni fa era specializzato nella coltivazione di legumi
Secondo i ricercatori dell’Istituto Weizmann e della Israel Antiquities Authority, l’uomo preistorico che viveva in Galilea 10.000 anni fa era specializzato nella coltivazione di legumi (fave in particolare). “E’ una scoperta importante, che permette una più profonda comprensione della rivoluzione agricola nel sud del Vicino Oriente,” spiegano i ricercatori. Il ritrovamento dei semi nei siti preistorici ha mostrato che la dieta degli abitanti dell’epoca consisteva principalmente di fave, lenticchie e vari tipi di piselli e ceci. I semi, sono stati trovati ben conservati durante gli scavi, in depositi interni, già sgusciati: in particolare, il mantenimento dei semi in depositi “riflette una pianificazione agricola a lungo termine, i semi non erano conservati solo per l’alimentazione, ma anche per garantire raccolti futuri negli anni successivi“. “L’identificazione dei luoghi dove le specie vegetali, oggi parte integrante della nostra dieta, sono stati coltivati è di grande importanza per la ricerca. Nonostante l’importanza dei cereali nell’ambito nutrizionale, che continua fino ad oggi, sembra che nella regione esaminata, siano stati i legumi, ricchi di sapore e proteine, a essere la prima specie a essere coltivata“. “In quel periodo, un fenomeno noto come la rivoluzione agricola ha avuto luogo in tutta la regione: diverse specie di animali sono stati addomesticate e differenti tipi di piante sono state coltivati in tutto il Levante, ed è ormai chiaro che l’area della Galilea era la principale produttrice di legumi in epoca preistorica. Questo processo è durato migliaia di anni, durante i quali alcune caratteristiche delle specie selvatiche furono modificate, e addirittura alcune specie vegetali vennero create. Tuttora, la maggior parte dei ceci coltivati nel Paese provengono dalla regione della Galilea“.
Gli archeologi sono inoltre arrivati alla conclusione di aver trovato i semi di fava coltivati più antichi di tutto il mondo, risalenti a 10.125-10.200 di anni fa.
Lo studio è stato condotto dall’archeologa-botanica Valentina Caracuta, dell’Istituto Weizmann, insieme a Elisabetta Boaretto e Lior Regev, e in collaborazione con gli archeologi Kobi Vardi, Yitzhak Paz, Hamoudi Khalaily, Ianir Milevski e Omri Barzilai della Israel Antiquities Authority.
