Nell’inverno meno bianco che si ricordi da quasi un secolo, Cortina d’Ampezzo vieta i botti di Capodanno. Per tutelare la conca dal rischio di incendi, dato che prati e boschi sono secchi come ad agosto, e inoltre per rispettare gli animali: non solo cani e gatti dei salotti, anche le creature che vivono in natura, gia’ provate da un inverno siccitoso che le costringe a scendere fin quasi in citta’ per trovare cibo e acqua. Una svolta ‘animalista’ per Cortina, costretta a fare i salti mortali per attirare i turisti nell’anno del ‘non-inverno’. Unica consolazione per gli operatori ampezzani e’ che la siccita’ non ha guardato in faccia nessuno: manca la neve a Cortina – eccetto quella ‘sparata’ sulle piste in quota – ma manca su tutto l’arco alpino, e non solo.

L’assenza di neve costituisce un guaio perche’ non fa trovar loro l’acqua di cui hanno necessita’, e li costringe a spendere molte energie per scendere a valle, alla ricerca di qualche pozza d’acqua. Ma la siccita’ che sta colpendo tutta la regione ha seccato completamente i pascoli e i boschi delle aree dolomitiche. Il Veneto – dice un’analisi delle serie storiche elaborata dall’Arpav – l’agenzia ambientale regionale – non viveva da quasi un secolo un bimestre novembre-dicembre siccitoso e ‘caldo’ come quello del 2015. Bisogna risalire al 1921 per trovare un bimestre simile a questo: eppure anche in quel siccitoso inverno di 94 anni fa le quantita’ di pioggia e neve furono superiori ad oggi: a Padova, ad esempio, caddero in due mesi poco piu’ di 20 mm di pioggia – quest’anno sono 13 mm – a Belluno 5 mm, contro i 2 mm attuali. Non e’ a rischio quindi soltanto la stagione dello sci in montagna. I timori si proiettano ora sull’approvvigionamento idrico nella prossima primavera.
