Clima, approvato l’accordo di Parigi ma non c’è grande consenso ed è subito polemica. Ecco i punti

Clima, approvato a Parigi l’accordo che fa discutere

Via libera all’accordo sul clima dai delegati dei 195 Paesi più la Ue che a Parigi hanno partecipato alla XXI conferenza internazionale dell’Onu sui cambiamenti climatici. L’approvazione e’ stata ampiamente celebrata dal presidente della Conferenza, Laurent Fabius, e dai rappresentanti Onu, con calorosi abbracci sul palco. Per sancirla, ha commentato Fabius, “devo battere con il martello, e’ un piccolo martello ma penso che possa fare molto“. Il rappresentante del Nicaragua, davanti alla plenaria riunita della Conferenza Onu per il Clima, afferma che il suo Paese “non sostiene il consenso” all’accordo approvato, lamentando che il presidente della Cop 21 Laurent Fabius non gli abbia dato la parola prima.

LaPresse/Xinhua
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Il presidente francese Francois Hollande si e’ stretto in un caloroso abbraccio con il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, mentre il segretario di Stato Usa John Kerry non riusciva a trattenere le lacrime. “E’ l’accordo piu’ completo mai negoziato, con l’obiettivo di mantenere l’aumento la temperatura media mondiale molto al di sotto dei due gradi dei livelli pre-industriali e i Paesi si apprestano a compiere tutti gli sforzi necessari affinche’ l’aumento non oltrepassi 1,5 gradi, evitando cosi’ l’impatto piu’ catastrofico dei cambiamenti climatici“, ha detto Ban.

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Grande soddisfazione, invece, da parte del governo Italiano. “Siamo nella storia. E a questa storia ha contribuito anche l’Italia, che sin dall’inizio con tutta l’Europa ha creduto nell’obiettivo ambiziosissimo di 1,5 gradi“. Cosi’ il ministro dell’Ambiente italiano, Gian Luca Galletti, commenta l’adozione dell’accordo Onu sul clima. “L’accordo sul clima a Parigi e’ un passo in avanti decisivo. Italia protagonista, oggi e domani” ha invece scritto il presidente del consiglio Matteo Renzi, su twitter.

Ecco i punti principali dell’accordo finale della Cop 21 e della decisione che lo accompagna.

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RISCALDAMENTO GLOBALE – L’articolo 2 dell’accordo fissa l’obiettivo di restare “ben al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre-industriali“, con l’impegno a “portare avanti sforzi per limitare l’aumento di temperatura a 1,5 gradi“. Ma per capire bene l’entità dell’impegno attendiamo di capire entro che termine annuo è questo tipo di ambizione, perchè se davvero si tratta del 2020 come anticipato nella bozza, sarebbe una presa in giro. Che la temperatura non arrivi a +2°C entro il 2020 è praticamente scontato. Sarebbe molto più significativo imporre questo limite per il 2100.

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OBIETTIVO A LUNGO TERMINE SULLE EMISSIONI – L’articolo 3 prevede che i Paesi “puntino a raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il piu’ presto possibile”, e proseguano “rapide riduzioni dopo quel momento” per arrivare a “un equilibrio tra le emissioni da attivita’ umane e le rimozioni di gas serra nella seconda meta’ di questo secolo”.

IMPEGNI NAZIONALI E REVISIONE – In base all’articolo 4, tutti i Paesi “dovranno preparare, comunicare e mantenere” degli impegni definiti a livello nazionale, con revisioni regolari che “rappresentino un progresso” rispetto agli impegni precedenti e “riflettano ambizioni piu’ elevate possibile”. I paragrafi 23 e 24 della decisione sollecitano i Paesi che hanno presentato impegni al 2025 “a comunicare entro il 2020 un nuovo impegno, e a farlo poi regolarmente ogni 5 anni”, e chiedono a quelli che gia’ hanno un impegno al 2030 di “comunicarlo o aggiornarlo entro il 2020”. La prima verifica dell’applicazione degli impegni e’ fissata al 2023, i cicli successivi saranno quinquennali.

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LOSS AND DAMAGE – L’accordo prevede un articolo specifico, l’8, dedicato ai fondi destinati ai Paesi vulnerabili per affrontare i cambiamenti irreversibili a cui non e’ possibile adattarsi, basato sul meccanismo sottoscritto durante la Cop 19, a Varsavia, che “potrebbe essere ampliato o rafforzato”. Il testo “riconosce l’importanza” di interventi per “incrementare la comprensione, l’azione e il supporto”, ma non puo’ essere usato, precisa il paragrafo 115 della decisione, come “base per alcuna responsabilita’ giuridica o compensazione”

FINANZIAMENTI – L’articolo 9 chiede ai Paesi sviluppati di “fornire risorse finanziarie per assistere” quelli in via di sviluppo, “in continuazione dei loro obblighi attuali”. Piu’ in dettaglio, il paragrafo 115 della decisione “sollecita fortemente” questi Paesi a stabilire “una roadmap concreta per raggiungere l’obiettivo di fornire insieme 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020”, con l’impegno ad aumentare “in modo significativo i fondi per l’adattamento”.

TRASPARENZA – L’articolo 13 stabilisce che, per “creare una fiducia reciproca” e “promuovere l’implementazione” e’ stabilito “un sistema di trasparenza ampliato, con elementi di flessibilita’ che tengano conto delle diverse capacita'”