Gli impegni ufficiali presentati da 158 Paesi per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra sottoposti finora alla Conferenza Onu sul Clima non sarebbero sufficienti a frenare il riscaldamento globale perche’ “produrrebbero un aumento medio della temperatura di circa 2,7 gradi nel 2100, se tutti i Paesi rispettassero i propri obiettivi” e questo andrebbe oltre i 2 gradi indicati come limite dagli scienziati. Lo calcola il centro ricerche Climate action tracker (Cat), sottolineando che un’attivazione dei cosiddetti “impegni condizionali”, ovvero legati al fatto che si verifichino determinate condizioni, potrebbe “ridurre significativamente il gap” con l’obiettivo minimo di 2 gradi su cui c’e’ consenso generale. La ricerca del Cat sottolinea poi che se solo i governi espandessero gli investimenti in politiche climatiche “tenendo conto dei risparmi associati alla riduzione della mortalita’ da inquinanti nocivi dell’aria”, ci si potrebbe notevolmente avvicinare agli obiettivi fissati. “Se lo facessero anche solo 4 governi, Cina, India, Giappone e Russia, insieme all’Ue – spiega lo studio – si potrebbe ridurre il divario dall’obiettivo di 2 gradi del 25-45% e da quello di 1,5 gradi del 20-34%”. Un significativo impatto, afferma ancora il Cat, potrebbe in particolare arrivare dallo stop all’uso del carbone per produrre elettricita’. “Cancellare gli impianti a carbone, incrementando nel frattempo le rinnovabili e l’efficienza energetica – commenta uno degli esperti del team – ridurrebbe questo ‘gap politico’ in modo sostanziale, e sarebbe un passo importante per de-carbonizzare il settore (energetico) entro la meta del secolo”.
Clima, brutte notizie da Parigi: “con l’accordo attuale la temperatura aumenterà di altri 2,7°C”
