Cellulari, Gps e app per monitorare e denunciare gli scempi
Nelle zone tropicali, tecnologie all’avanguardia e sapienza tradizionale dei gruppi indigeni e nativi sono alleati nella lotta per salvare le foreste. Grazie a un uso combinato di telefoni cellulari, gps e un’app creata ad hoc, per esempio, le comunita’ locali cambogiane del “Prey Lang Community Network” riescono “a dimostrare al governo dove esattamente ci sono attivita’ che stanno distruggendo le nostre foreste”, e documentare “taglio illegale degli alberi su larga scala, sottrazione delle terre per attivita’ minerarie, di produzione del legname o di agricoltura intensiva”.
Cosi’, ha spiegato in un incontro a margine della Conferenza Onu sul Clima l’attivista Sopheak Phon, le autorita’ hanno potuto “basarsi su queste prove per lanciare inchieste” contro chi minaccia i 500 mila ettari di foreste del Paese. La Cambogia non e’ pero’ un caso isolato. Sono sempre di piu’ i Paesi in via di sviluppo in cui i governi locali e nazionali si affidano alle popolazioni native per la tutela delle aree forestali. Un metodo non solo efficace, rilevano i dati del “World resources institute”, ma anche efficiente in materia di costi. “Le nostre ricerche mostrano che le foreste gestite dalle comunita’ sono piu’ ricche di biodiversita’, e incamerano piu’ CO2 di quelle gestite dai governi come parchi naturali”, spiega Nancy Harris, una degli esperti dell’Istituto, specializzato in soluzioni per la sostenibilita’ ambientale. L’importanza di queste attivita’ comincia ad essere riconosciuta anche dalle grandi istituzioni internazionali, inclusa l’Onu, la cui rappresentante per i diritti indigeni, Victoria Tauli-Corpuz, ha tenuto a rimarcare come queste sperimentazioni in corso nelle aree tropicali possano fornire soluzioni importanti per tutto il mondo.
