I più giovani sono i soggetti più a rischio, perché utilizzano spesso password e parole chiavi facilmente decodificabili
Nel corso di quest’anno, sono poco meno della metà gli italiani che hanno denunciato episodi di cybercrime vissuti in prima persona: si tratta del 45% della popolazione della nostra penisola, contro il 40% della media europea e il 46% nel mondo. Di questo 45% buona parte sono giovanissimi, i cosiddeti “nativi digitali”, i quali hanno maggiori possibilità di essere colpiti dai criminali informatici. A fare il punto della situazione è un’indagine di Norton by Symantec condotta su 17.000 individui di tutto il mondo.
Dai dati del Norton Cybersecurity Insights Report si evince come gli italiani colpiti da attacchi informatici abbiano poi impiegato una media di 13 ore per fronteggiare la situazione. La maggior parte di essi poi, ovvero un italiano su 6, ha subito attacchi di tipo “ransomware“, che sarebbe una forma di estorsione digitale. Il 12% ha dichiarato di essere stata vittima di furto d’identità e il 13% si è visto soffiare sotto al naso informazioni finanziarie dopo aver effettuato acquisti online. In Italia, in particolare, il 17% degli utenti di internet hanno subito manomissione delle password dei loro account, il 14% è stato vittima di accessi non autorizzati alle caselle di posta elettronica e il 13% ha subito furti di dispositivi mobili.
E paradossalmente sono proprio la generazione dei “nativi digitali” quelli più a rischio, perché ricorrono, ad esempio, a password poco sicure e facilmente individuabili. Infatti, ben il 32% di essi è stato colpito da cybercrime I baby boomer, invece, cioè coloro che sono nati nell’immediato dopo-guerra (da fine anni ’40 a metà anni ’60), sono più avveduti: scelgono password più sicure e sono maggiormente consapevoli dei rischi che corrono.
