Dall’olio alla biomassa passando per il biodiesel, dalla palma non si butta via niente come ci dimostrano diversi studi
Piccolo indovinello: quale pianta ha un ciclo produttivo di 30 anni e dopo 3 comincia a dare i primi frutti? Se non siete riusciti a dare la risposta corretta questa è la palma, una pianta di cui si sente spesso parlare in questi ultimi anni. Questa pianta facile da coltivare, duttile e redditizia, i cui frutti giallo-arancioni vengono utilizzati principalmente per estrarre l’olio utilizzabile come condimento se “vergine”, mentre se sottoposto a diversi processi chimici di raffinazione è indicato per friggere, avendo un alto punto di fumo.
L’olio di palma si ritrova spesso in tanti prodotti alimentari per le sue particolarità che lo rendono versatile per molti usi, essendo inodore, insapore, dalla consistenza semisolida e non si ossida.
Una pianta dove non butta via niente
Alcuni progetti di ricerca nei laboratori governativi in Malesia hanno dimostrato come fronde e tronchi possano diventare biomassa e biodiesel. Mentre i frutti una volta raccolti vengono sterilizzati tramite il vapore, in seguito snocciolati, cotti, pressati e filtrati. L’olio così ottenuto presenta un colore rossastro per via dell’alto contenuto di beta-carotene, ma una volta lavorato svanisce del tutto.
Studi recenti dimostrano come il “Palm oil” presenterebbe sostanze utili per prevenire il tumore e varie malattie degenerative. Tale studio è stato condotto da Ammu K Radhakrishnan, docente presso l’International Medical University di Kuala Lumpur ,e da Yuen Kah Hay, docente presso l’Università della Scienza della Malesia, i quali ritengono che il carotene e la vitamina E, in particolare il tocotrienolo, contenuto in alte percentuali nella componente arancione dell’olio crudo, avrebbero effetti neuro-protettivi e favorirebbero il sistema immunitario a prevenire l’insorgere di tumori.
