“Il vantaggio del nuovo enzima di origine batterica consiste nel fatto che elimina l’acido urico senza produrre acqua ossigenata, sostanza altamente tossica per le cellule”
Un team di ricercatori dell’Università di Parma ha identificato un enzima di origine batterica in grado di eliminare l’acido urico, sostanza che, quando si accumula in eccesso nell’organismo, può diventare tossica in maniera letale. Soprattutto in una rara malattia genetica chiamata sindrome di Lesch-Nyhan, detta anche ‘gotta giovanile‘, l’acido urico si accumula fin dalla nascita a causa di un difetto genetico, provocando nelle forme più gravi della malattia menomazioni motorie e disturbi del comportamento. La ricerca, svolta da Nicola Doniselli, è stata coordinata da Riccardo Percudani, professore di bioinformatica presso il dipartimento di Bioscienze dell’Università di Parma e pubblicato sulla rivista scientifica del gruppo Nature ‘Scientific Reports’.
Lo scopo del progetto era individuare enzimi somministrabili all’uomo per ridurre i livelli di acido urico nei pazienti iperuricemici, cioè che presentano un accumulo di questa sostanza nel sangue. L’enzima usato attualmente presenta delle controindicazioni che ne limitano l’impiego terapeutico. Ora, grazie ad un innovativo metodo di analisi bioinformatica i ricercatori hanno identificato nel genoma di un batterio chiamato Agrobacterium fabrum, responsabile di un tumore molto diffuso nelle piante, la ‘galla del colletto’, un enzima che, se rimosso, rende il microrganismo incapace di metabolizzare l’acido urico. “Il vantaggio del nuovo enzima di origine batterica consiste nel fatto che elimina l’acido urico senza produrre acqua ossigenata, sostanza altamente tossica per le cellule. Quest’ultimo aspetto – spiega Riccardo Percudani, docente di Bioinformatica presso il dipartimento di Bioscienze e coordinatore dello studio – è particolarmente interessante, dal momento che l’obiettivo finale è di mettere a punto una terapia farmacologica efficace e quanto più possibile priva di effetti collaterali“. L’equipé di ricerca si è avvalso della collaborazione del professor Alessandro Dal Palù del Dipartimento di Matematica e Informatica e del professor Angelo Merli del Dipartimento di Bioscienze. Il loro lavoro è stato possibile grazie ai finanziamenti della Fondazione Telethon.
