Il presepe: le origini della tradizione più importante e rappresentativa del Natale

Dal presepe di Greccio realizzato da San Francesco alla diffusione popolare, ecco le origini della tradizione più importante e rappresentativa del Natale

Il presepe è la tradizione più importante e rappresentativa del Natale. Il primo presepe venne realizzato da San Francesco e dai suoi frati nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 1223 tra le montagne di Greccio, presso Rieti. La tradizione agiografica ricorda che Francesco, recatosi in Terra Santa, abbia visitato Betlemme, portando con sé il ricordo della Città dov’era nato il Salvatore e riproducendo l’immagine della Natività nella famosa Notte di Natale presso Greccio.

PRESEPE GRECCIOFrancesco, infatti, ansioso di far toccare con mano ai fedeli l’esperienza fatta dal Figlio di Dio, volle mettere in atto questa rappresentazione, raccontata nelle biografie del Santo sia da Tommaso da Celano che da Bonaventura da Bagnoregio. Si trattava, in realtà, di una messa celebrata in una grotta anziché in una chiesa. Essendo, infatti, vietati i drammi sacri in chiesa, quando giunse la Notte Santa, nella grotta fu posta una greppia, riempita di paglia, con accanto un asino e un bue. I contadini di Greccio e alcuni frati illuminarono quella notte con le fiaccole, mentre Francesco predicava al popolo riunito… una scena, questa, rappresentata da Giotto nella Basilica Superiore di Assisi. Si tratta della tredicesima delle ventotto scena del ciclo degli affreschi delle “Storie di San Francesco”. Proprio Tommaso da Celano, nella sua biografia del santo, nota come Vita Prima, spiega il senso di quella sacra rappresentazione natalizia: «In quella scena si onora la semplicità, si esalta la povertà, si loda l’umiltà». Da Giotto all’Angelico, da Masaccio a Donatello, da Duccio di Buoninsegna a Jacopo della Quercia, da Botticelli a Raffaello, sino al Correggio, al Bassano ecc… la lista delle raffigurazioni della nascita di Cristo, selezionando i maggiori pittori nei secoli, è davvero intermibabile.

D’altronde, mini-scene raffiguranti il presepio erano già scolpite sui sarcofagi cristiani dei primi secoli e, a partire dalle icone della scuola pittorica russa di Novgorod, era facile vedere il Bambino deposto in una mangiatoia a forma di sepolcro per esaltare il nesso tra la vita fisica di Gesù e la vita gloriosa e divina che sarebbe sfolgorata nella sua Risurrezione. Nel presepio, dunque, s’incontrano componenti squisitamente cristiane, come l’incarnazione del Figlio di Dio («Il Verbo divenne carne», scriverà san Giovanni), assumendo un volto, una storia, una patria terrena, o temi come la maternità divina di Maria e il compimento dell’attesa messianica. Essi, però, s’intrecciano con soggetti universali, come la vita, la maternità, l’infanzia, la sofferenza, la povertà, l’oppressione, la persecuzione. Gli elementi della Natività sono presenti nei Vangeli di Luca e Matteo. In particolare, Luca narra dell’umile nascita di Gesù “in una mangiatoia perché non c’era per essi posto nell’albergo”. Il bue e l’asino, aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e Isaia, divengono simboli del popolo ebreo e dei pagani; mentre per i Magi, il numero tre (numero fissato da San Leone Magno) consentirebbe una loro duplice interpretazione: rappresentanti delle tre età dell’uomo ( gioventù, maturità e vecchiaia) e delle tre razze in cui si divide l’umanità.

Inoltre, gli angeli sono esempi di creature superiori, i pastori sono l’umanità da redimere e Maria e Giuseppe, rappresentati in atteggiamento di adorazione sin dal XIII secolo proprio per sottolineare la regalità dell’infante. Il primo presepe con personaggi a tutto tondo, situato ancora nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore, risalirebbe al 1283 e fu opera di Arnolfo di Cambio che scolpì otto statuette in legno rappresentanti i personaggi della Natività ed i Magi. Tale presepe si trova ancora nella Basilica romana di S. Maria Maggiore. Da allora e fino alla metà del 1400, gli artisti modellarono statue di legno o terracotta, sistemandole davanti a un fondale pitturato, riproducente un paesaggio che faceva da sfondo alla scena della Natività ed il presepe veniva esposto all’interno delle chiese nel periodo natalizio. Questa attività artistica sorse in Toscana ma ben presto il presepe si diffuse nel regno di Napoli, ad opera di Carlo III di Borbone,  e nel resto degli Stati italiani. Nel ‘600 e ‘700 gli artisti napoletani inserirono la Natività nel paesaggio campano, ricostruendo scorci di vita popolati da personaggi della nobiltà, della borghesia e del popolo nelle loro occupazioni giornaliere o nei momenti di svago: nelle taverne a banchettare o impegnati in balli e serenate.

La diffusione a livello popolare, però, si realizzò pienamente solo nel ‘800 quando ogni famiglia, in occasione del Natale, costruiva un presepe in casa, riproducendo la Natività con materiali tradizionali, statuine in gesso o terracotta, carta pesta, forniti da un fiorente artigianato. In questo secolo si caratterizza l’arte presepiale della Puglia, specialmente a Lecce, per l’uso innovativo della cartapesta, policroma o trattata a fuoco, drappeggiata su uno scheletro di filo di ferro e stoppa.