Nuovo spettacolare “pirocumulo” solca i cieli della Sicilia orientale dopo il tramonto a causa della quarta eruzione dell’Etna negli ultimi tre giorni
L’ennesimo parossismo dell’Etna anche nel pomeriggio odierno, come da copione ormai consolidato negli ultimi giorni, è sfociato nello sviluppo di un imponente “pirocumulo”, sorto proprio sulla verticale del cratere sommitale del grande vulcano siciliano. La maestosa nube stavolta ha regalato degli scenari cromatici davvero unici e suggestivi, venendo illuminata lungo le pareti dagli ultimi raggi di sole, poco prima del tramonto. La nube, che ha assunto la tipica forma ad incudine, simile a quella dei cumulonembi, è stata alimentata proprio dai gas e dalla gran quantità di calore sprigionata dalla potente eruzione che si è liberato in troposfera, favorendo così la formazione delle cosiddette “termiche”, ossia intense correnti ascensionali che generano l’imponente nube cumuliforme.

Proprio come avviene con i temporali di calore, caratteristici del periodo estivo, anche nel caso dello sviluppo dei “pirocumuli” assistiamo alla formazione di una “bolla di aria calda e umida”, associata al fumo e alla nuvola di cenere sprigionata dall’eruzione, che dal suolo tende ad ascendere verso la troposfera, salendo sempre più di quota e raffreddandosi. La “bolla di aria calda e umida”, mescolandosi alla cenere e ai gas prodotti dalla forte eruzione, progredendo molto gradualmente verso l’alta troposfera, ad una determinata quota ha cominciato a saturarsi, anche grazie alla presenza di numerosi “nuclei di condensazione” (particelle vulcaniche) espulsi dal processo eruttivo, con la conseguente condensazione che ha determinato la nascita della nube stessa. Generalmente, quando si avvia il processo di condensazione, si aggiunge ulteriore calore latente di condensazione che sommandosi al calore proveniente dalla fonte di calore (il cratere vulcanico) continua a supportare l’attività convettiva, con forti moti ascensionali che contribuiranno a far crescere in altezza il “pirocumulo”.
Stavolta pero la presenza di una ventilazione piuttosto “lasca”, soprattutto nella media troposfera, per via del campo barico molto livellato, ha permesso a questa colonna di gas e di calore espulsa dal cratere di sfondare l’intera colonna troposferica senza grossi problemi, fino a lambire il limite superiore della stratosfera, dove la nube vulcanica incontrando un denso strato di aria molto fredda e secca tende a ghiacciarsi, assumendo la tipica forma dell’incudine di un cumulonembo temporalesco. Come evidenziato dalle tante fotografia spedite nelle ultime ore dai nostri lettori. Nel corso delle prossime ore il “pirocumulo”, incrociando nell’alta troposfera un debole flusso da S-SO, dovrebbe cominciare a piegare in direzione dei Peloritani occidentali e del messinese tirrenico, anche se la nube, con l’affievolimento dell’eruzione, non venendo più alimentata dalla fonte di calore che l’ha originata, comincerà pian piano a sfaldarsi, spingendosi in direzione del basso Tirreno e del mar delle Eolie, con una lunga striscia di cenere che potrebbe avvicinarsi alle coste della Calabria tirrenica.
Da notare come in caso di nuovi potenti parossismi la nube di cenere etnea dovrebbe continuare a dirigersi verso nord, anche se dalla mattinata di domani, nell’alta troposfera, si assisterà ad una rotazione dei venti in quota, tendenti a disporsi più da O-SO a 300 hpa, mentre a 500 hpa la ventilazione continuerà a presentarsi molto debole da Sud, con conseguente movimento della parte iniziale della colonna detritica vulcanica verso nord, in direzione dei paesi e dei centri abitati ubicati lungo il versante settentrionale dell’Etnea.