Ogni anno la morte improvvisa colpisce 57 mila italiani, uno ogni 9 minuti. Porta al decesso entro un’ora dalla comparsa dei primi sintomi
Il delicato tema è stato affrontato oggi a Milano, durante la presentazione di un nuovo tipo di defibrillatore impiantabile targato LivaNova, il colosso biomedicale nato dalla fusione tra Sorin, attiva nel trattamento delle patologie cardiovascolari, e Cyberonics, specializzata nel settore della neuromodulazione. Ogni anno la morte improvvisa colpisce 57 mila italiani, uno ogni 9 minuti. Porta al decesso entro un’ora dalla comparsa dei primi sintomi ed infatti il 95% muore prima di raggiungere l’ospedale. La causa? Un arresto cardiaco, legato nel 97% dei casi a un’aritmia. “L’unico modo per interrompere un’aritmia è provocare uno shock elettrico“, dichiara Maria Grazia Bongiorni, direttore dell’Unità operativa complessa di cardiologia dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa. “I defibrillatori esterni esistono dagli anni ’50, ma è solo dagli anni ’80 che sono arrivati sul mercato i primi dispositivi interni, impiantabili prima a livello addominale e poi vicino alla clavicola, che permettono di monitorare l’aritmia e intervenire tempestivamente al bisogno“. “Oltre il 60% dei dispositivi è dedicato a persone con meno di 70 anni. Questo significa che oltre un terzo necessita di almeno una sostituzione nel corso della propria vita,” spiega Leonardo Calò, direttore dell’Unità operativa complessa di cardiologia Utic e aritmologia del Policlinico Casilino di Roma. La sostituzione espone il paziente a pericoli maggiori rispetto all’impianto iniziale: rischio doppio di infezioni, dovuto alla fragilità dei tessuti del paziente e al possibile danneggiamento degli elettrocateteri. Il tasso di mortalità di chi ha subito un’infezione è del 16,9% a un anno e del 27,5% a 3 anni dall’intervento. Da qui l’importanza di poter disporre di defibrillatori impiantabili più ‘longevi’: ogni 12 mesi sono 24 mila gli italiani che si sottopongono a un intervento per l’impianto di defibrillatori ed un terzo sono sostituzioni. Nel mese di novembre sono stati impiantati una cinquantina di questi dispositivi più piccoli del 20% rispetto ai precedenti e con un consumo ridotto del 40%: si tratta di un device dalla forma arrotondata e dal peso di circa 90 grammi, che ha impegnato una squadra di 70 ingegneri per 5 anni e che promette, oltre ad aumentare il benessere dei pazienti, di ridurre i costi.
