Era dalla fine degli ’80 che non avveniva una produzione completa di Plutonio-238
50 grammi di Plutonio-238 e la NASA ha potuto affermare di avere la capacità di alimentazione per le missioni spaziali che mancava da 30 anni, ringraziando il Dipartimento dell’Energia dell’Oak Ridge National Laboratory.
Era dalla fine degli ’80 (dalla chiusura del Savannah River Plant in Carolina del Sud) che non avveniva una produzione completa di Plutonio-238, fino a quel momento invece garantita dalle esigenze belliche della “Guerra Fredda”.
Adesso la NASA può tornare a pensare in grande per la propulsione delle proprie missioni. Al momento ci sono solo 35 km di Plutonio-238 destinati alle missioni, e solo la metà rispetta le specifiche per il suo utilizzo (sufficiente per alimentare due o tre delle missioni previste per la metà degli anni 2020).
Il Plutonio-238 – ricorda Media Inaf, il notiziario online dell’Istituto nazionale di astrofisica – produce calore decadendo e può essere utilizzato nei sistemi di propulsione o produzione energetica dei sistemi spaziali. Il nuovo campione di plutonio-238 sarà adesso analizzato per purezza chimica e qualità del contenuto isotopico.
La prossima missione NASA che si ritiene possa utilizzare un generatore di radioisotopi termoelettrico è il Mars Rover 2020: la missione cerca segni di vita su Marte e metterà alla prova la tecnologia per l’esplorazione umana raccogliendo campioni di rocce e terreno che dovrebbe riportare sulla Terra.
