Natale: ecco come si festeggia nelle regioni italiane

Tra eventi religiosi, presepi viventi, concerti, manifestazioni dell’artigianato e mercatini, ecco come si festeggia il Natale nelle regioni italiane

Tanti e differenti sono i festeggiamenti del Natale in Italia: in Valle d’Aosta è all’insegna dell’ospitalità, della semplicità e del gusto della tradizione, tra eventi religiosi, presepi viventi, concerti e manifestazioni dell’artigianato, con sculture, opere d’intaglio, pittura su ceramica, composizioni di fiori secchi e candele.In Piemonte, il Natale viene celebrato con sacre rappresentazioni, presepi scultorei esposti al pubblico e i Pastour, i Pastori, la messa in scena dell’adorazione popolare del Bambino Gesù, diffusa in tutta la regione.

TRADIZIONI ITALIANEGelindo è il personaggio tipico che, nella notte di Natale, guida i pastori verso la chiesa dove i figuranti porgeranno le loro offerte al Salvatore; una rappresentazione recitata in dialetto alessandrino che mescola sacro e profano, con numerosi riferimenti satirici alla realtà contemporanea, scherzi e battute dei protagonisti. In Liguria si mantiene viva la tradizione del ceppo di Natale, oltre ai tradizionali mercatini di Natale e ad una vera e propria peculiarità del Levante: quella del Natale subacqueo che accomuna La Spezia, Porto Venere, Lerici e Tellaro con processioni in acqua, spettacoli pirotecnici e giochi di luce, nonché la nascita del Bambino adagiato in una conchiglia. In Lombardia, soprattutto a Milano, il Natale è sinonimo di panettone. Pare che questo dolce, immancabile sulle tavole natalizie, prenda il nome da un certo Toni, garzone di fornaio che arricchì il pane di tutti i giorni con burro, uova, zucchero, uvette e frutta candida.

Non mancano mercatini dell’artigianato e stands gastronomici che servono castagne, noci, mele, panpepato, dolci frutti e squisito vin brulè. Se a Venezia tornano i mercatini di Natale in Laguna, in Friuli Venezia Giulia, oltre a San Nicolò che, con barba folta e bianca, accompagnato da Angeli, distribuiva dolci ai più piccoli e doni, per poi scomparire al tramonto, lasciando la popolazione alla mercè dei diavoli, i Krampus, che sbucavano nella notte alla frenetica ricerca dei bimbi cattivi, si accende il “Nadalin” (chiamato anche “zoc”) la notte della vigilia di Natale; un grosso ceppo di faggio, quercia o gelso, fatto stagionare durante l’anno per garantire un’ottima resa di calore ma soprattutto una lunga durata. Il periodo natalizio, per chi non lo sapesse, era anche tempo di dichiarazioni amorose. Offrire l’acqua Santa ad una ragazza dopo la Messa di mezzanotte o lasciare un ceppo sulla porta della sua casa equivaleva ad una dichiarazione.

In Emilia Romagna, cambiano, di città in città, i nomi e gli eventi di contorno ma la sostanza e le date sono le stesse: a Bologna troviamo la Fiera di Natale e la Fiera di Santa Lucia, a Ravenna e Rimini i Mercatini di Natale, a Piacenza i mercatini Farnesiani, a Ferrara il Mercato di Natale, a Forlì e a Cesena la Fiera di Natale, e poi ancora tanti e tanti altri mercatini di Natale in tutta la regione. In ogni città la piazza principale e le vie del paese si animano di saltimbanchi e giocolieri con un variopinto mercato di prodotti tipici tra cui spicca il torrone artigianale e sono tanti i presepi, artistici, viventi, meccanici che decorano le chiese o le piazze. In Trentino i centri storici si animano con le luci, i colori, i profumi e le melodie dei mercatini di Natale e delle loro caratteristiche bancarelle, trasformate in casette di legno traboccanti di doni, dolci e spezie della tradizione. Un tempo, in Alto Adige, la notte della Vigilia di Natale ci si recava a messa la sera tardi per festeggiare la Natività.

Ancora oggi questo rito si ripete in tutte le parrocchie con funzioni religiose molto intense, chiamata “Christmette”. In molte località alla fine delle messe ha luogo un concerto di strumenti a fiato particolare, poiché i suonatori si recano sui campanili delle chiese e da lì i suoni delle melodie natalizie si diffondono nella notte.Se le Marche si animano e abbelliscono con luci, musiche, presepi viventi, fiere, spettacoli itineranti e specialità gastronomiche, Gli splendidi borghi della Toscana diventano ancora più suggestivi nel periodo natalizio, grazie a fiaccole e falò che riscaldano le facciate degli antichi palazzi, regalando ad essi colori e contorni fiabeschi, il Lazio vi attende con musica sacra, concerti nelle piazze, teatro, appuntamenti culturali nelle mostre e nei musei con aperture straordinarie durante le feste; il Molise è terra di zampogne e zampognari, costumi tipici agresti del secolo scorso, danze suggestive; l’Abruzzo da non perdere la tradizione del ceppo natalizio da ardere, quella della “tomba di Natale” e la “fiaccolata di fine anno”.

In Umbria, in cui nacque San Francesco, che realizzò il primo presepe vivente, è tempo di solenni liturgie, concerti di musica sacra e cori natalizi. E al Sud? In Puglia trovano spazio numerose tradizioni tramandate, tra cui quelle culinarie ed è tempo di presepi; così come in Campania abbondano luminarie, mercatini e soprattutto presepi, l dove sacro e profano, spiritualità e quotidianità, preghiera e ironia convivono. In Basilicata si riscopre il piacere di una tavola imbandita, riassaporando i gusti di una volta e non mancano spettacolari manifestazioni, come il Presepe vivente nei Sassi di Matera, illuminati nella loro parte più suggestiva per ricreare lo splendore di un presepe scavato nel tufo. In Calabria Natale significa, in primo luogo, Natale in famiglia, che si raduna attorno alla tavola imbandita con le portate della cucina calabrese; ma non manca la tradizione della strina, accompagnata dal suono dei sazeri, conosciuti come murtali o ammaccasali (si tratta dell’antico attrezzo in bronzo usato per ammaccare il sale).

La strina è un tipico “canto dei questuanti”. I suonatori andavano a portare la buona novella della nascita di Cristo di casa in casa, ottenendo in pagamento e in ringraziamento uova, formaggio, olio, vino e salumi. Oggi si tratta di un tradizione portata avanti dalle compagnie popolari che si dedicano alla riscoperta e al mantenimento dei vecchi riti. Tra folklore e religiosità, anche la Sicilia si prepara al Natale. Oltre alle novene notturne e alle celebrazioni nelle chiese, all’allestimento dei tradizionali presepi, non mancano i falò, accesi soprattutto nei centri montani quasi a riscaldare il Bambin Gesù, accompagnando quest’usanza con suoni e canti degli zampognari. In passato il crepitio dei falò era accompagnato dalle note delle ciaramedde (strumenti a fiato) che venivano suonate dai cosiddetti ciaramiddari: a differenza dei cantastorie, questi ultimi eseguivano la novena davanti a piccoli altari sui quali veniva allestito il presepe, alla base di una rappresentazione della Sacra Famiglia. Infine, in Sardegna, il Natale si festeggia con concerti, spettacoli, mercatini, presepi viventi, eventi gastronomici per scoprire l’isola avvolta in un’atmosfera di festa.