Una mamma e il suo piccolino hanno perso la vita travolti dal fango mentre si trovavano nel proprio letto. Nessuno ha pagato per questo
Sono stati tutti assolti perché ‘il fatto non sussiste’ i sei imputati di omicidio e disastro colposo nel processo per la frana di Lavacchio, a Massa, in cui il 31 ottobre 2010 morirono Nara Ricci e il figlio Mattia, 3 anni. Il tribunale di Massa ha assolto sei persone tra dirigenti della ex Provincia di Massa Carrara, capo cantieri e addetti ai lavori di messa in sicurezza delle strade provinciali e dei versanti montani, tutti operanti nel periodo in cui si verificò la frana. Il pm Rossella Soffio aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio per omicidio e disastro colposo, per Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere, Antonio Cirillo, il libero professionista che ha certificato i lavori sotto la strada di Lavacchio e il titolare della ditta che eseguì quei lavori, Paolo Busticchi. Il versante montano di Lavacchio, proprio quello franato durante l’alluvione del 2010, come anche la strada di collegamento al piano, erano stati da poco sottoposti a lavori provinciali. Nella notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre furono travolti dal fango, mentre si trovavano nella propria camera da letto, Nara Ricci, maestra elementare, abbracciata al figlio di 3 anni Mattia. Il marito, Antonio Guadagnucci, si salvò solo perché si era alzato per andare a bere un bicchiere d’acqua. A salvarsi anche la figlia maggiorenne, che al momento della tragedia si trovava ad una festa di Halloween. Il fatto non sussiste, dunque, ma le morti di una mamma e del proprio piccolino sono reali, e nessuno pagherà per le leggerezze che ormai in Italia sono all’ordine del giorno, e non tengono conto del possibile dissesto idrogeologico che costruzioni selvagge possono provocare.
