Un inverno tutto in salita per via del ricompattamento del vortice polare, ma dall’Artico canadese giungono buone notizie
Per l’inverno meteorologico non poteva esserci partenza peggiore di questa. Ma come vi ho più volte spiegato ciò era inevitabile alla luce del massiccio raffreddamento avvenuto in stratosfera (il cosiddetto “stratcooling”) sopra la regione artica. Del resto la conferma del raffreddamento e del conseguente rinvigorimento della figura del vortice polare arriva anche dall’indice “NAM”, che nei giorni ha abbondantemente sfondato la fatidica soglia dei +1.5, toccando e oltrepassando i +1.6. Parliamoci chiaro, la strada per l’inverno sarà tutta in salita e irta di ostacoli. L’indice “NAM” deriva dall’inglese “North Annular Mode”, esso rileva la differenza tra la pressione atmosferica sulla verticale del Polo Nord e quella delle medie latitudini.
Si viene così ad innescare un intenso “gradiente barico orizzontale” e di “geopotenziale”, fra le latitudini artiche e quelle temperate, che va a rinvigorire il ramo principale del “getto polare” che scorre sull’intero emisfero, con i relativi “Jet Streaks” (massimi di velocità del “getto”) localizzati nelle aree di massimo “gradiente di geopotenziale” fra alte e medie latitudini. Un vortice polare compatto, sia in sede stratosferica che in troposfera, generalmente rafforza sensibilmente il flusso perturbato piuttosto intenso, capace di scorrere a gran velocità sull’area atlantica, intorno al 50° parallelo nord, con ondulazioni (“onde di Rossby”) a tratti marcate, ma che vengono prontamente tagliate dai poderosi “Jet Streaks” che si attivano fra il Pacifico settentrionale, il nord America e l’Atlantico settentrionale, a seguito dell’inasprimento del “gradiente di geopotenziale” e del “gradiente termico orizzontale” tra le latitudini artiche e l’area temperata. In particolare sull’Asia orientale, cosi come sul nord Atlantico, a causa del frazionamento del vortice polare in due o più “lobi” secondari (con elevata vorticità positiva in quota) posizionati fra la Groenlandia, l’Artico norvegese e le coste artiche della Siberia, si vengono ad instaurare delle vaste aree con valori di geopotenziali in quota estremamente bassi, in grado di produrre dei formidabili “gradienti di geopotenziale” che alimenteranno ulteriormente il ramo principale del “getto polare”, imprimendogli forza e velocità.
Questo forte “gradiente di geopotenziale” in quota, che si verranno ad innescare fra i territori della Siberia orientale e la Cina centrale, attiverà possenti “Jet Streaks” che dal Pacifico occidentale, con massimi di velocità di oltre i 290-300 km/h alla quota di 250 hpa, si estenderanno molto velocemente sopra i cieli del Canada e degli USA settentrionali, prima di versarsi sull’Atlantico occidentale, inibendo i flussi di calore e le spinte meridiane dell’anticiclone delle Azzorre. In sostanza, la presenza di un “getto polare” molto forte, rinvigorito da questi “gradienti di geopotenziale” attivi fra l’Asia orientale, il nord America e l’Atlantico settentrionale, con intensi “Jet Streaks” che si distribuiranno fra il Pacifico settentrionale e l’Atlantico orientale, fino alle porte dell’Europa occidentale, tenderanno ad inibire lo sviluppo delle onde troposferiche, in grado di ergersi fino alle latitudini artiche e intaccare dall’interno la figura del vortice polare troposferico, favorendone uno “split” completo di quest’ultimo. In tale contesto di “AO” positiva, con elevata zonalita, le masse d’aria molto gelide, d’estrazione artica, rimarranno confinate fra l’altopiano della Siberia orientale (Jacuzia), dove è attivo un invasivo “lobo” siberiano del vortice polare, e l’area russo-scandinava, dove troviamo un “lobo” del vortice polare piuttosto attivo che dal nord della Groenlandia tende ad allungarsi fino alle coste della Siberia centro-orientale, con un profondo minimo di geopotenziale alla quota di 500 hpa, responsabile del netto rinvigorimento del ramo principale del “getto polare” che tuttora esce a gran velocità dal continente nord americano, con frequenti “Jet Streaks” che attraversano molto rapidamente l’Atlantico per portarsi sopra i cieli dell’Europa occidentale.
