La Russia ha intensificato i raid in Siria contro obiettivi dell’Isis e di altri gruppi terroristici e il ministero della Difesa ha confermato anche i primi bombardamenti lanciati da un sottomarino nel Mediterraneo
A Parigi, alla Conferenza sul Clima, i leader mondiali stanno letteralmente cercando un accordo per salvare il mondo dalle catastrofi ambientali. Che l’obbiettivo riesca o meno è ancora tutto da vedere, ma quel che è certo è che ci stanno provando. Tra questi, anche il presidente russo Vladimir Putin, che ha partecipato al summit, sebbene sia arrivato in ritardo il giorno dell’inizio degli incontri e sebbene il presidente francese Hollande in persona si sia dovuto recare personalmente a Mosca, per invitarlo a partecipare alla Cop21.

La Russia, nelle ultime settimane, ha intensificato i raid in Siria contro obiettivi dell’Isis e di altri gruppi terroristici e il ministero della Difesa ha confermato anche i primi bombardamenti lanciati da un sottomarino dispiegato nel Mediterraneo. La decisione di aumentare il numero dei lanci missilistici è stata presa dal Comandante supremo delle Forze armate russe, ovvero proprio il presidente Putin, secondo cui “i cacciabombardieri Tupolev Tu-22M3 dispiegati nella base di Mozdok, un gruppo aeronautico nella base aerea di Hmeimim e un sottomarino dispiegato nel Mediterraneo hanno lanciato un massiccio attacco aereo e missilistico su siti dell’Isis e di altre organizzazioni estremistiche” in Siria. Il Pentagono, dal canto suo, ha dichiarato di essere stato informato in anticipo dell’attacco per messo del sottomarino.
A questo punto, a noi, non resta che sperare che il ricorso al nucleare non sia preso in considerazione. Sarebbe come buttare al vento decenni di negoziati e di rapporti diplomatici intercorsi tra le Nazioni mondiali per evitare devastanti eventi simili. Oltre alle innumerevoli morti che il ricorso alle armi nucleari comporterebbe, i danni al nostro Pianeta già malato sarebbero incommensurabili, e oltre a rendere vani gli accordi che verranno presi a Parigi, condurrebbero la Terra verso un punto di non ritorno, con il quale già stiamo facendo i conti.
