Primo summit su taglia-incolla del Dna, si solo per studi in laboratorio
Editing genetico sugli embrioni: sì per studi di ricerca di base, no per far nascere bebè ‘corretti’ nel Dna. La tecnologia di ‘taglia e incolla’ molecolare che ha aperto una nuova frontiera nella lotta alle malattie attraverso la modifica del genoma non dovrebbe essere utilizzata per operare su embrioni umani destinati a dare origine a una gravidanza, anche se questo ‘paletto’ non deve precludere la possibilità di studi in laboratorio. E’ l’indicazione degli scienziati riuniti a Washington per il primo summit internazionale sull’editing genetico umano (1-3 dicembre), promosso congiuntamente dalle Accademie americane di scienza e medicina e dalle omologhe britannica e cinese.

Su questi temi il mondo scientifico resta comunque combattuto e rimangono nodi da sciogliere. Durante il summit, alcuni eticisti e scienziati hanno espresso timori sulla possibilità che anche alterando embrioni non destinati all’impianto si apra la strada a modifiche della linea germinale. E alcuni altri si sono detti preoccupati che l’opposizione pubblica alla ricerca sugli embrioni possa causare una reazione contro l’uso dell’editing genetico come futura, possibile terapia. Ma altri ancora hanno osservato che un divieto totale alla ricerca sugli embrioni sarebbe irrealistico: “Anche se alcuni ricercatori accettassero di astenersi dall’editing sugli embrioni, o se alcuni Paesi lo vietassero completamente – fa notare George Curch, genetista dell’Harvard Medical School di Boston – questi studi verrebbero portati inevitabilmente avanti in luoghi con minori garanzie di controllo”. Il lavoro del comitato non si ferma: il prossimo anno scienziati ed eticisti dei 3 Paesi promotori (Usa, Gb e Cina) si riuniranno per esaminare le questioni sollevate durante questo primo summit. Il report finale è atteso nell’ultima parte del 2016.