Sono davvero numerosi i simboli legati al solstizio d’inverno. Uno dei più noti è il vischio, molto importante per i gallo-celti, come elemento apportatore di buona sorte. Considerato da essi come pianta magica in quanto, pur senza radici, riusciva a vivere su un’altra specie, e sacra, poteva essere raccolto solo dal sommo sacerdote con l’aiuto di un falcetto d’oro. Gli altri sacerdoti, invece, coperti da candide vesti, dopo averlo posto su una pezza di lino immacolato, lo deponevano in una catinella, anch’essa d’oro, riempita d’acqua, mostrandolo al popolo per la venerazione di rito. Il vischio era ritenuto come “colui che guarisce tutto”, simbolo della vita che trionfa sul torpore invernale, tanto che l’acqua che lo aveva bagnato veniva distribuita ai malati e a chi voleva essere preservato da malattie.
I Celti consideravano il vischio una pianta donata dalle divinità, ritenendo che questo arboscello fosse nato dove era caduta una folgore, simbolo della discesa delle divinità sulla terra. Le leggende che considerano il vischio strettamente connesso al cielo e alla guarigione di tutti i mali si trovano anche in altre civiltà del mondo: es. presso gli Ainu giapponesi o presso i Valo, una popolazione africana. Tra i simboli solstiziali, la ghirlanda, simbolo di Yule, la ruota che sempre gira e il cerchio senza fine che ogni volta si compie (in poche parole, la ghirlanda viene intesa come natura infinita della vita); l’abete, usato dai popoli germanici nei riti pagani per festeggiare il passaggio dall’autunno all’inverno.
Bruciato in una stufa (in modo che il fuoco propiziasse il ritorno al sole), l’abete, essendo un sempreverde, visto che non muore mai, nemmeno nel periodo più freddo e difficile dell’anno, è portatore di speranza tra gli uomini. L’abete, inoltre, è simbolo di fertilità e abbondanza, associato alle divinità di forza e vitalità. Ed ancora, tra i simboli solstiziali troviamo l’Uomo cosmico, con le braccia alzate, tradotto nella Runa Algiz; la contrapposizione luce/tenebre in cui il Sole indica, simbolicamente, l’Avvento di Gesù. Già i libri profetici dell’Antico Testamento si concludono con l’aspettativa di un Sol Iustitiae: “Per voi che temete il mio Nome spunterà un sole di giustizia con raggi radiosi… calpesterete gli empi che saranno cenere sotto la pianta dei vostri piedi (Malachia 3,20-21). Altro simbolo solstiziale è la caverna cosmica. La sua entrata e uscita avveniva attraverso due porte: la porta degli uomini, legata al solstizio d’estate, e quella degli dei, legata al solstizio d’inverno. Nei miti latini, è Giano, un mostro a due teste (bifronte), a possedere le chiavi che consentono l’accesso alle porte riguardanti il ciclo annuale, mentre nel Cristianesimo le feste solstiziali di Giano sono collegate, entrambe, ad un Giovanni; la prima al Battista, la seconda all’Evangelista.