Profondissimo ciclone extratropicale sferza il mar di Bering, venti di uragano fra le coste della Siberia e quelle dell’Alaska
Come c’era da aspettarsi il notevole ricompattamento del vortice polare troposferico sopra il mar Glaciale Artico sta agevolando una notevole intensificazione dell’attività ciclonica lungo le alte latitudini, favorendo la nascita di profondi cicloni extratropicali, interamente colmi di aria molto fredda di origine artica, fra il nord Pacifico e l’Atlantico settentrionale. Proprio in queste ore sul mar di Bering, nel tratto di mare antistante le coste siberiane del Golfo dell’Anadyr, si è sviluppato un profondissimo ciclone extratropicale, con un minimo barico da capogiro, sceso al di sotto dei 935 hpa. Un valore estremamente basso anche per il Pacifico settentrionale. Questo profondo quanto vasto ciclone freddo, alimentato dall’afflusso di un blocco di aria gelida di origine artica continentale, ha creato un impressionante “gradiente barico orizzontale”, particolarmente attivo lungo il bordo più meridionale del ciclone extratropicale. Solitamente valori barici cosi profondi si possono trovare all’interno dei grandi cicloni tropicali che completano lo stadio di maturità, raggiungendo la 2^ o 3^ categoria della Saffir-Simpson. Anche in questo caso il processo ciclogenetico è stato innescato dal passaggio in quota di un “Jet Streak”, ossia un massimo di velocità del “getto polare”, in uscita dalle coste dell’estremo oriente russo.

Sulla parte settentrionale del Pacifico troviamo in azione un promontorio anticiclonico, sul cui bordo settentrionale scorre un ramo molto intenso del “getto polare”. Quest’ultima è una sorta di lungo fiume d’aria molto secca che spinge aria artica verso il Pacifico nord-occidentale. Al suo interno vi è il “Jet Streak”, collegato al fronte polare (la zona di confine fra l’aria polare e quella temperata delle medie latitudini). Proprio i “Jet Streaks”, come capita in Atlantico, sono i veri motori del tempo atmosferico e innescano lo sviluppo dei grandi cicloni extratropicali. In questo caso il passaggio di un intenso “Jet Streak”, sopra il mar di Bering, ha agevolato la formazione di una importante anomalia della tropopausa dinamica, favorendo l’intrusione di aria dalla stratosfera, molto secca e stabile, la quale scorrendo al di sopra dell’aria molto più temperata e umida, in scorrimento nei medi e bassi strati, ha instabilizzato l’intera colonna troposferica, accelerando il processo ciclogenetico.
La ciclogenesi durante la fase evolutiva trovandosi con i suoi massimi di vorticità positiva lungo l’uscita sinistra del “getto polare”, nella traiettoria della “dry intrusion” stratosferica, ha contribuito a dare maggiore enfasi all’approfondimento del ciclone extratropicale. Nei bassi strati invece, lungo la linea di demarcazione tra l’aria molto fredda di origine artica continentale che scivolando sul Pacifico nord-orientale interagiva con le masse d’aria più temperate e umide di tipo temperate marittime, si è prodotta una intensificazione della circolazione depressionaria. Questa interfacciandosi in quota con l’anomalia positiva di vorticità potenziale, indotta dal “Jet Streak” ha raggiunto la circolazione “baroclina” nei bassi strati, forzandola per una seconda volta. L’effetto sinergico della circolazione a due livelli ha causato una mutua amplificazione della circolazione ciclonica che si è estesa a tutta la colonna d’aria, evolvendosi in una ciclogenesi strutturata nei medi e bassi strati. La profonda depressione così formata nel corso della giornata di martedì si è spostata sul mare di Bering, nel tratto a nord delle isole Aleutine, avvicinandosi alle coste occidentali dell’Alaska, con un minimo barico molto profondo, scivolato al di sotto dei 935 hpa nel momento di massima intensità.
La stazione meteorologica dell’isola di Adak, nelle Aleutine, ha registrato un picco di oltre 128 km/h, mentre in altre isole si sono superati abbondantemente i 130-140 km/h. La maestosa depressione sul mare di Bering, inoltre, sta richiamando lungo il suo bordo più occidentale un blocco di aria molto fredda, per non dire gelida in quota, che dal mare dei Cukci è già scivolata (in area post-frontale) verso l’estremo settore nord-orientale della Siberia e gran parte del Pacifico settentrionale, con l’arrivo di isoterme inferiori ai -15°C alla quota di 850 hpa, determinando un brusco calo termico oltre a nevicate a carattere sparso, accompagnate da forti raffiche di vento. Lo scivolamento di questa ondata di freddo fino al mar di Bering e al Pacifico settentrionale verrà favorito dalla comparsa dell’anticiclone termico siberiano, che posizionerà il proprio baricentro, con massimi al suolo sopra i 1040 hpa (“gelo pellicolare”), nel cuore della Repubblica di Jacuzia, con il proprio bordo orientale disteso verso le coste dell’estremo est della Russia, affacciate al mar di Ohotsk e la penisola di Kamcatka. Mantenendo questo posizionamento le masse d’aria gelide, che stazionano sopra l’immenso altopiano (ora ghiacciato) della Siberia orientale, dalla Repubblica di Jacuzia (il polo del gelo siberiano per eccellenza con valori scesi sotto i -54°C) tendono a muoversi verso sud-est, scorrendo lungo il bordo orientale del poderoso anticiclone termico.