Ancora in piena salute il payload finanziato dall’ASI che monitora l’ambiente di radiazione a bordo della ISS. Lo strumento tornerà nello spazio nel 2017, con la missione di Paolo Nespoli
Otto anni e mezzo nello spazio, mille giorni di misure effettive, più di trenta lavori pubblicati, una collaborazione internazionale che coinvolge tre continenti e vanta una leadership tutta italiana: sono questi i numeri da primato dello strumento ALTEA (Anomalous Long Term Effects on Astronauts). Il payload, realizzato con il finanziamento dell’Agenzia Spaziale Italiana, è stato ideato e sviluppato da Thales Alenia Space Italia (all’epoca LABEN) con la leadership di un gruppo di ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata. Come ricorda Asi il 4 luglio 2006 lo strumento fu lanciato dal Kennedy Space Center, in Florida, a bordo dello Shuttle Discovery e ha fatto ritorno sulla Terra il 10 febbraio 2015 con una capsula Space X – Dragon. In basso a destra, un’immagine del recupero diDragon dopo lo ‘splash down’ nell’Oceano Pacifico.
ALTEA è un sistema di rivelatori di particelle dedicato al monitoraggio dell’ambiente di radiazione nella Stazione Spaziale e allo studio degli effetti delle radiazioni sul cervello. Dopo due viaggi spaziali – sottolinea Asi – una lunga permanenza a bordo della ‘casa cosmica’ con numerosi montaggi e smontaggi ed il ‘tuffo’ nell’Oceano Pacifico al momento del rientro, ALTEA è ancora perfettamente nominale, come risulta dai test da banco effettuati da Thales Alenia, e quindi pronto a nuove permanenze in orbita.

