Negli ultimi anni il trend ha visto un regolare incremento dei malati a partire da ottobre, per raggiungere il picco in primavera, tra marzo e maggio
Fino a questo momento i casi registrati di varicella dall’Asl di Milano sono stati 104, tutti nei primi 15 giorni di dicembre. Negli ultimi anni il trend ha visto un regolare incremento dei malati a partire da ottobre, per raggiungere il picco in primavera, tra marzo e maggio. Nel 2014 nell’ultimo mese dell’anno erano stati colpiti in 260, mente nel 2013 in 222. E durante le feste natalizie ci si attende un raddoppio dei pazienti. I primi casi di focolai tra i più piccoli si verificano “soprattutto all’interno delle comunità scolastiche”, spiega all’AdnKronos Salute Susanna Esposito, direttore della Clinica pediatrica I del Policlinico di Milano e presidente di Waidid, Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici. “Nelle prossime settimane con le scuole chiuse la situazione dovrebbe essere più sotto controllo, ma il periodo di incubazione è di 2-3 settimane. E’ importante ricordare che in seguito alla malattia si possono presentare complicanze come polmoniti o problemi neurologici – precisa la specialista – Per questo è importante la vaccinazione“. Basti pensare che oggi in Italia la quota dei protetti varia dal 10% al 90%. “Nelle Regioni che hanno implementato il proprio programma vaccinale la copertura è elevata, tra il 70% e il 90% – prosegue Esposito – Nelle altre invece è molto bassa, attorno al 10%. Ci auguriamo che il vaccino sia inserito per tutti nel nuovo Piano di prevenzione vaccinale attivo da gennaio“. Le regioni in cui ci si vaccina di più sono Basilicata, Calabria, Provincia autonoma di Bolzano, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Veneto e Molise. La varicella colpisce maggiormente i bambini tra i 3 e i 7 anni e può essere molto pericolosa per chi ha meno di 1 anno. “Per chi si ammala vanno valutate l’eventuale trasmissione intrafamiliare, cioè se il bambino ha contratto la varicella da un fratello, l’età e la presenza di patologie croniche“, dice l’esperta che raccomanda: “Occorre rivolgersi a uno specialista che valuti i fattori di rischio e la possibilità di somministrare una terapia antivirale. In casi normali, comunque, consigliamo l’utilizzo di paracetamolo e non di acido acetilsalicilico o ibuprofene“.
