Come previsto, Lisa Pathfinder, la sonda dell’Agenzia spaziale europea che testerà le tecnologie atte a individuare le onde gravitazionali teorizzate da Albert Einstein, ha separato il modulo di propulsione da quello dei payload. Lo ha confermato in tarda mattinata l’Esa con un tweet.
Con il completamento della fase di separazione dei due moduli, Lisa può continuare il suo viaggio verso l’orbita definitiva che verrà raggiunta a metà febbraio: il punto L1 distante 1,5 mln di Km dalla Terra, mentre l’inizio delle operazioni scientifiche è previsto per il 1 marzo.
Dopo aver iniziato i test di collaudo sul Lisa Technology Package lo scorso 12 gennaio, ieri – fa sapere l’Agenzia spaziale italiana – è stato attivato il secondo payload scientifico il Disturbance Reduction System (Drs), sviluppato dal Jet Propulsion Laboratory della Nasa, che servirà a controllare la posizione della sonda con una precisione del milionesimo di millimetro.
Il Drs utilizza propulsori micronewton colloidali, che operano applicando una carica elettrica a piccole gocce di liquido accelerandole attraverso un campo elettrico per poter controllare il movimento della sonda con la massima precisione possibile: è la prima volta che sensori simili vengono utilizzati a bordo di un veicolo spaziale. Questo livello di precisione è necessario per contrastare le piccole forze che agiscono sulla sonda, come la pressione della luce solare, e per fare in modo che la sonda e la strumentazione al suo interno siano in quasi perfetta caduta libera.
La sperimentazione di sistemi come il Drs – spiega ancora l’Asi – potrebbe apportare dei miglioramenti anche ad altre applicazioni spaziali quali telescopi che necessitano di estrema stabilità per le rilevazioni o per i piccoli satelliti per la sincronizzazione degli schemi di volo.
Lisa Pathfinder è il precursore tecnologico dell’osservatorio spaziale di onde gravitazionali pianificato dall’Esa come terza grande missione nel suo programma scientifico Cosmic Vision. Ha come scopo quello di verificare la possibilità di mettere delle masse di prova in caduta libera nello spazio interplanetario, con la precisione senza precedenti necessaria all’osservatorio gravitazionale.
